òr·to

Una volta i miei genitori avevano conosciuto una signora ed erano diventati amici, e meno male che non ho voglia di mettermi a fare dei calcoli perché temo che questa signora e i miei genitori quella volta, la volta in cui sono diventati amici, fossero più giovani di me adesso che sto scrivendo di loro, di me che se qualcuno per sbaglio mi dà del lei o ancora più per sbaglio mi dice signora resto di cattivo umore per dei giorni. Secondo me a quei tempi, quando i miei genitori e questa signora sono diventati amici, la gente della mia età o persino un po’ più giovane non si faceva tutti questi problemi, o forse è solo che i genitori e i loro amici mica te lo dicono, che da un certo punto della vita in avanti non riesci a fare pace con l’idea di essere diventato adulto perché in fondo ti senti ancora vent’anni se non di meno.

Questa signora era di Milano, era nata a Milano, dalle nostre parti non è che capitasse tutti i giorni di incontrare qualcuno che era nato a Milano, al massimo succedeva il contrario – che delle persone nate dove sono nata io si trasferissero a Milano per lavoro che poi, se vogliamo semplificare di molto le cose, è quello che è successo a me. Le persone di Milano, al massimo, al lago ci venivano in vacanza; a noi, invece, di andare in vacanza a Milano non ci sarebbe proprio mai venuto in mente, al massimo in gita, per vedere le giraffe al Museo di storia naturale.

La prima volta che ho visto le giraffe al Museo di storia naturale c’era con me anche mia mamma. Non ho bisogno di farli, i calcoli, per dire che era molto più giovane di me che adesso sto scrivendo, ma quando la chiamavano signora non faceva una piega. Adesso, però, quando le dico che essere adulti fa schifo mi dice, già, è vero, e allora mi viene da pensare che la piega non la facesse davanti a me, ma dentro pensasse le stesse cose che penso io adesso, o qualcosa del genere.

A Milano se proprio sei fortunato hai magari un balcone, un terrazzo, e allora puoi piantare qualcosa in un vaso – dei fiori o addirittura del basilico, dei pomodori o delle fragole, ma forse una volta si usava di meno, questa cosa di coltivare frutta e verdura sul balcone, perché la frutta e la verdura che compravi al mercato era buona, più buona di adesso o perché non lo so, o magari sono io che mi sono fatta questa idea e invece tutti i milanesi di una volta coltivavano frutta e verdura sul balcone, dovrei chiedere in giro. Dalle nostre parti, invece, quasi tutte le case hanno un pezzettino di terra – un prato, un giardino – e allora io ho sempre mangiato le carote dell’orto, le zucchine dell’orto, l’insalata dell’orto, i fagiolini dell’orto, ho imparato a raccoglierli quando ero piccola e a riconoscere le diverse piante e altre cose che chi non ha mai avuto un orto non ha imparato.

Le cose che impari da grande sono diverse da quelle che impari da piccola – devi ripassarle in continuazione, se no te le dimentichi. Le cose che impari da piccola te le ricordi anche se non vorresti o anche se non ti interessano più, e fanno parte di te, in un certo senso, sono un po’ il terreno da cui le tue radici, se fossi una carota, trarrebbero nutrimento.

La signora di Milano, quella che era diventata amica dei miei genitori, aveva deciso di piantare delle carote, dell’insalata, dei pomodori – non a Milano, sul balcone, ma nel pezzettino di terra che aveva davanti alla casa dalle mie parti. Aveva comprato i semi, aveva consultato il calendario (il calendario di Frate Indovino, per esempio, dava indicazioni utili sulla semina e sui raccolti, insieme ai consigli pratici per le donne e a una serie di curiosità: lo sapevate? Lo credereste?) e ogni giorno riempiva l’annaffiatoio e lo svuotava sul pezzettino di terra. La signora di Milano che era diventata amica dei miei genitori, però, non aveva mai raccolto le carote dell’orto, le zucchine dell’orto, l’insalata dell’orto, i pomodori dell’orto: non sapeva, per esempio, che le carote crescono sotto terra, e si disperava perché le sue piante di carote non stavano facendo le carote.

Quando vai a vivere in un altro posto, in un posto che non è quello in cui sei cresciuta, devi imparare un sacco di cose, e non parlo solo delle vie o dei quartieri o dei modi di dire o di dove andare a comprare il pane; ci sono state un sacco di volte in cui ho fatto la figura di quella che non sa che le carote crescono sotto terra, perché è quello che succede se le carote le vedi sempre e solo avvolte nel cellophane o in uno di quei sacchetti di plastica con le righe rosse, che chissà perché i sacchetti di plastica per le carote sono fatti in quel modo – magari qualcuno che non è cresciuto dalle mie parti ma dalle parti in cui fanno i sacchetti per le carote lo sa.

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