The past inside the present [*]

C’è questo muro appena di fronte a casa mia, un muro che è sempre stato lì, anche quando dieci anni fa mi capitava di passare di qui e mai avrei immaginato che questo sarebbe diventato il mio indirizzo, quello a cui arrivano poche cartoline e molti libri, quello che mi dà diritto a uno di quei tagliandi per i residenti, per permettere loro di parcheggiare dove ci sono le linee gialle. Questo muro, insomma, è sempre stato lì, ne sono abbastanza sicura: e però ho iniziato a notarlo solo qualche settimana fa, e ancora mi fa questa strana impressione, ogni volta che esco di casa e alzo lo sguardo e lo incrocio, una sensazione che mi fa un po’ sgranare gli occhi, che mi fa accendere qualcosa in testa – una sensazione come se ogni volta non mi aspettassi di vedere quel muro ma di vedere qualcos’altro. Credo l’abbiano semplicemente dipinto di rosso e di giallo, ma non riesco proprio a ricordare come fosse prima, e non so perché mi colpisca così tanto. In fondo queste vie stanno continuando a cambiare, ma non mi stupisco mica quando vedo il negozio di scarpe all’angolo, anche se fino a un paio di settimane fa non era un negozio di scarpe ma un’impresa di pompe funebri e, prima ancora, una specie di rigattiere. Non mi stupisce nemmeno la trattoria che è spuntata l’anno scorso anche se, sull’insegna, dice: dal 1977, non mi stupisce niente, solo quel muro.

È un po’ come quella volta che mio papà si è tagliato i baffi per sbaglio, e io senza baffi non l’avevo mai visto se non nelle fotografie di quando era giovane, ma in quelle fotografie era comunque molto diverso, non mi avevano preparato a vederlo così, dal vivo. È successo che una mattina ha preso male le misure con il rasoio elettrico, voleva solo spuntarli, i baffi, e invece li ha tagliati troppo e, alla fine, ha deciso di toglierli del tutto. Eravamo piccoline, mia sorella e io, e all’inizio era come se fossimo spaventate da questo cambiamento, che ci faceva anche ridere e ci fa ridere ancora adesso, quando ricordiamo quella volta che il papà si è tagliato i baffi per sbaglio. È una storia così, senza altri dettagli, per anni è stata racchiusa in queste quattordici parole, ti ricordi quella volta che il papà si è tagliato i baffi per sbaglio, che hanno finito per cancellare tutto il resto – i vestiti che indossava quando l’abbiamo visto senza baffi e i pigiami che indossavamo noi, che probabilmente eravamo in cucina a fare colazione, i biscotti che stavamo inzuppando nel latte col Nesquik, o il momento in cui è tornato a essere uguale a prima, un papà coi baffi.

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