/cà·sa/ [casa numero tre]

La casa numero tre sappiamo già che è molto bella in fotografia, ma come abbiamo imparato le apparenze ingannano e delle fotografie ci fidiamo poco, per il modo in cui moltiplicano gli spazi, per il modo in cui nascondo i difetti, per il modo in cui enfatizzano quello che non c’è.
Da fuori la casa numero tre mi fa venire in mente questo posto in cui sono stata in vacanza a sedici anni, due piscine e decine e decine di appartamenti impilati uno sopra l’altro. Il cortile è troppo silenzioso, le colonne bianche fanno perdere l’orientamento. Quando si entra nel portone c’è un odore come di albergo, e anche i corridoi assomigliano a quelli degli alberghi, e anche le porte assomigliano a quelle degli alberghi – quegli alberghi nuovissimi che si trovano vicino agli aeroporti o lungo le autostrade, quegli alberghi nuovissimi e senza personalità.
Quando entriamo nella casa numero tre, però, la porta-finestra è aperta, la terrazza è ancora meglio che in fotografia e, in lontananza, si vedono le montagne. Non so se si vedano solo perché è una giornata particolarmente limpida, ma posso immaginarmi seduta lì fuori a non fare niente se non guardare il panorama.
Il resto della casa numero tre somiglia a un albergo come il suo esterno. Il ragazzo dell’agenzia ci spiega che non è mai stata abitata, che è sempre stata data in affitto per brevi periodi, un mese al massimo. È una casa di passaggio, una casa che non è mai stata amata. Che non è nemmeno stata odiata – una casa di quelle che non lasciano il segno. Non è una casa brutta, è solo una casa senza personalità. La salvano quelle montagne che si vedono in lontananza, ma basta?
La casa numero tre in fondo somiglia alle sue fotografie, ma in questo caso, a essere ingannevole, è il resto dell’annuncio. La casa numero tre è in vendita, ma non è in vendita da sola, e a me non sembra giusto che abbiano deciso di attirarci lì solo per poi farci questa sorpresa. Mi fa diventare diffidente: chiedo se siano previsti lavori, chiedo di vedere i verbali delle ultime assemblee, chiedo rassicurazioni sullo stato dei serramenti, delle tubature, dell’impianto elettrico. Non è della casa che non mi fido, anche se niente nel suo aspetto mi dice di fidarmi; e come faccio a innamorarmi se non c’è la fiducia?
Uscendo osservo il soffitto dell’androne della casa numero tre, osservo di nuovo il cortile, osservo l’intonaco della facciata: non faccio che vedere crepe, macchie di umidità, vernice gonfia. Certo, sarebbe bello vedere quelle montagne ogni mattina. Il ragazzo dell’agenzia ci chiede punti di forza e punti di debolezza della casa, strizzandomi l’occhio mi spiega dove si potrebbe ricavare una cabina armadio, convinto che sia quello che cerco in una casa. Gli spiego che non saprei dove mettere la scrivania, ma lui sta già pensando all’appuntamento successivo.

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