Forward’s the only way to go / You catch me up, I’ll take it slow [*]

Quando ero piccola non è che pensassi proprio a come sarebbe stata la casa che avrei abitato da grande. Ho sempre fatto fatica a immaginarmi cosa sarebbe successo dopo, mi limitavo a sognare a breve termine perché avevo paura di un sacco di cose. Per esempio: la casa dei miei genitori era su due piani, e avevo paura di andare da sola al piano di sopra, senza qualcuno che mi facesse strada, che mi accendesse la luce. Normalmente non avevo paura del buio: a spaventarmi era il fatto di trovarmi là sopra – le voci degli altri sotto i piedi – in quelle stanze vuote e senza luce. Pensare al futuro mi dava la stessa sensazione: era vuoto, senza luce e pieno di voci lontane.
Se proprio mi sforzavo la casa che avrei abitato da grande la vedevo uguale a quella che abitavo da piccola, anche se, come tutti i bambini già un po’ grandi, sapevo di avere gusti diametralmente opposti a quelli dei miei genitori. Se loro sceglievano la tappezzeria a fiori, io avrei scelto quella a righe, se loro sceglievano lenzuola bianche, io le avrei scelte colorate e così via. Di sicuro la mia casa non avrebbe avuto due piani, perché anche se la storia prevedeva di sicuro che quella casa l’avrei abitata con un’altra persona, mica potevo pretendere che mi accompagnasse e accendesse la luce per me.
Quando ero un po’ meno piccola ero convinta che la casa che avrei abitato sarebbe stata una mansarda. Non so dove l’avessi vista, una mansarda, ma mi piaceva l’idea di abitare sotto il tetto, di avere delle piccole finestre sul soffitto dalle quali guardare la pioggia, mi piaceva pensare che il letto fosse incastrato là dove il cielo è più basso, dovrei abbassare e stare attenta a non sbattere la testa. Mi piaceva l’idea delle travi di legno a vista, di un balcone pieno di gerani sul quale il gatto che avrei avuto avrebbe preso il sole. Mia mamma diceva che le mansarde non sono posti belli in cui vivere, che d’estate finisce sempre per fare troppo caldo, ma quando si è un po’ meno piccoli le cose che dicono i genitori entrano da un orecchio ed escono dall’altro.
Adesso ho capito che è inutile, cercare di immaginare la casa che abiterò: è come cercare di immaginare la persona di cui ti innamorerai, e magari hai sempre pensato che sarebbe stata mora con gli occhi verdi e invece è castana con gli occhi nocciola, magari ti sono sempre piaciute le persone basse e invece è alta, e così via. Di sicuro, che è quella giusta – la persona, la casa – lo capisci appena la vedi: perché ti riesci a immaginare come sarà. È una luce che si accende, una stanza che si riempie, una voce che si avvicina. Sono a casa.

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