I’m not afraid of heights. I’m afraid of fallin’ [*]

Dice che adesso vive in Svizzera, perché ha raggiunto dei parenti, ma ogni tanto viene a Milano non lo so mica a fare cosa, ci trova sedute su una panchina e ci avvicina per chiederci se abbiamo una cartina. Gliela allungo, e lui si siede un paio di panchine più in là ma non la usa mica, la cartina, tira fuori un pacchetto di Marlboro rosse e se ne accende una.
Ci chiede se abitiamo lì vicino, e quando gli diciamo di no non ci crede mica, all’inizio: di solito chi viene al parco abita in zona, dice. Gli raccontiamo da dove veniamo e perché siamo lì, disegniamo le regioni dell’Italia per aria. Qui c’è la Svizzera, qui c’è la Francia, e qui c’è il Piemonte, qui la Lombardia, qui la Liguria. Se chiudo gli occhi mi sembra di vedere la mappa, quella in cui ogni regione ha un colore diverso.
Ci chiede se ci troviamo bene, a Milano. A lui piace molto per via dei locali, io in questo momento non lo so mica se mi piace, di solito dico che sì, mi piace, però ultimamente abbiamo un po’ litigato. Ovviamente non si può litigare davvero con una città, è un modo di dire; però secondo me rende l’idea di come mi sento, e quando litigo con qualcuno faccio esattamente quello che sto facendo adesso con Milano: resto in silenzio e aspetto che quel qualcuno mi chieda scusa. Non è un atteggiamento molto maturo, forse, però sto zitta perché mi conosco, e so che se parlassi finirei per dire delle cose di cui mi pentirei. Milano però non è mica come un’amica o come la persona con cui stai, deve stare dietro ad altre 1346152 persone più quelle di passaggio, per cui prima che venga il tuo turno devi aspettare un bel po’.
Una volta è stato in Texas, ci racconta, dice che è bellissimo e ci si vive benissimo, e a noi sembra strano perché il Texas, visto da qui, non sembra come lo racconta lui. Cerco di spiegargli questa cosa, di come il Texas visto da qui – che vuol dire: visto attraverso i film e i giornali, soprattutto – sembra diverso da come ce lo sta raccontando, ed è una cosa per cui poi mi sono sentita in colpa, forse non avrei dovuto.
E forse Milano ci sta provando in tutti i modi, a chiedermi scusa, sono io che non me ne accorgo. Forse Milano chiede scusa così, facendoti trovare un posteggio facile la prima volta che riprendi in mano la macchina dopo tre anni, o facendoti trovare i semafori verdi, o invitando degli sconosciuti che ti attaccano bottone, ti dicono, alla prossima, e forse il Texas non è così male, e Milano non è così distratta. Adesso devi solo capire come fare a ringraziarla.

[*]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...