/cà·sa/ [casa numero due]

La ragazza dell’agenzia si alza e si scusa, mi sono seduta per aspettarvi, dice, ho già fatto vedere la casa alle sei. Fruga nella borsa per cercare le chiavi, che tintinnano mentre allunga la mano per aprire il portone. Nel primo cortile c’è una Madonna in una nicchia. L’edificio è del Novecento, ci spiega la ragazza, accompagnandoci nel secondo cortile. In tutte le case di Milano che sono state bombardate durante la guerra c’è una Madonna, ci spiega, ma forse è il contrario, forse la Madonna c’è nelle case che sono scampate ai bombardamenti. Mi riprometto di cercare informazioni, ma non trovo niente, solo una storia di suore, Madonna Ausiliatrice, per grazia ricevuta.
La casa numero due è una casa di ringhiera. Ci sono altri due appartamenti prima della casa numero due, e i loro abitanti sono sulla soglia; chiacchierano, fumano, bevono caffè. Una bambina molto piccola mangia un biscotto e proclama, con la bocca ancora piena: sono a dieta. La ragazza dell’agenzia le dice: a dieta? Sei bellissima così.
La casa numero due andiamo a vederla poco convinti, già dalle fotografie si vede che ci sono un sacco di lavori da fare. Io però inizio a immaginarmi come sarebbe appena entro dalla porta. La sala, la cucina, la stanza da letto – gli spazi sono ampi e luminosi. Non è difficile, immaginarmi lì, la casa già mi somiglia un po’ – o forse mi somiglia il suo inquilino: c’è una chitarra, vedo una macchina fotografica, un computer come il mio, alcuni libri che ho letto e un paio di libri che vorrei leggere. Una mappa di Milano. Tutte queste cose familiari mi confondono, non capisco se mi piace la casa numero due o chi la abita. Se è lei a somigliarmi, o se è lui.
Torniamo sul ballatoio. La ragazza dell’agenzia ci spiega che possiamo tenere le biciclette in cortile, volendo, e anche la moto, ma per la moto bisogna prima chiedere. Noi le spieghiamo che la moto non ce l’abbiamo, non importa, non abbiamo neanche le biciclette ma non glielo diciamo.
Facciamo un pezzo di strada insieme, le indichiamo la casa in cui abitiamo noi e lei ci racconta la sua, un monolocale che è bello solo adesso che lo abita lei, che ha scelto cosa metterci dentro. D’altra parte potrebbe essere la definizione di casa: un posto che è bello solo quando lo abiti tu.
In inglese ci sono due parole, per dire casa: una è house, che è la casa-edificio, i muri e il tetto e anche se non c’è niente dentro, resta house lo stesso. L’altra è home, che è casa solo quando è la tua. Un posto che è bello solo quando lo abiti tu.

[casa numero uno]

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