I sink and then I swim all night [*]

Non mi ricordo la prima volta che ho nuotato. Probabilmente è stata nel lago, probabilmente con un salvagente intorno alla pancia, prima di passare ai braccioli. Mi ricordo ancora la sensazione che facevano, un po’ come quando ti misurano la pressione ma con più attrito, anche quando la mamma mi bagnava le braccia per infilarmeli meglio. So che a un certo punto sono andata in piscina per imparare a nuotare da sola e so che ero brava anche se all’inizio c’erano un sacco di cose che mi facevano paura, soprattutto il trampolino alto di cemento, per non parlare del punto in cui l’acqua arrivava a quattro metri, che non è che dall’altra parte della piscina dei grandi arrivassi a toccare il fondo, ma avevo come l’idea che bastasse un saltello per tornare in superficie.
Poi ho dovuto smettere di andare in piscina per una questione di reumatismi, ho continuato a nuotare d’estate con la cuffia sulla testa per proteggere le orecchie ma sempre vicino alla riva, perché il mare in cui nuotavo era subito profondo. Guardavo mio padre allontanarsi dalla spiaggia, nuotare al largo è una cosa che fanno i grandi, pensavo, mi addestravo a fare capriole, a trattenere il fiato senza bisogno di pizzicarmi il naso con le dita.
Una volta è successo che ho rischiato di annegare: non in piscina, non nel lago, non nel mare ma nel fiume – ero troppo piccola per capire davvero cosa volesse dire morire, mi sembra adesso, se ripenso a quando avevo quindici anni sono abbastanza sicura che una parte di me credesse che la morte fosse solo una cosa temporanea, solo un sonno più profondo, sono abbastanza sicura che una parte di me credesse che la morte fosse solo una recita: che alla fine bastasse alzarsi e prendere gli applausi, sei stata così brava, sembravi morta per davvero.
Non è che le metafore debbano sempre essere originali: ci dev’essere un motivo per cui la vita ci sembra una questione di stare a galla, di cavalcare l’onda, di andare controcorrente o di seguirla, la corrente. Ci dev’essere un motivo per cui tutto si somiglia: l’infinitesimamente piccolo e l’infinitesimamente grande, l’amore e la paura, l’infarto e il mal di stomaco.

L’ultima volta che ho nuotato pioveva, ma ho voluto entrare in acqua lo stesso.

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