Non sembra neanche di essere a Milano

Ogni tanto, girando per Milano, vedo delle cose – degli angoli, degli scorci – che mi fanno pensare, mi fanno dire: non sembra neanche di essere a Milano. Avevo anche pensato che mi sarebbe piaciuto farci un sito, chiamato proprio così, tipo, nonsembraneanchediessereamilano.it, per metterci dentro tutti i posti che non sembrano Milano ma sono Milano, solo che poi non ho mica tempo, per starci dietro, ho sempre mille cose da fare.
Ogni tanto, quando mi chiedono: ma com’è vivere a Milano? Ma come ti trovi a Milano? Rispondo, eh, bella Milano. Peccato per i milanesi, e la persona con cui sto parlando di solito si immagina benissimo quello che intendo, quando dico i milanesi. I milanesi che vanno di fretta e ti vengono addosso anche se tu ti sposti perché stanno parlando nell’auricolare, i milanesi che si riempiono la bocca di parole che sembrano in inglese ma non lo sono e all’inizio fai finta di capire cosa vogliono dire ma poi ci rinunci, anche se a volte ti ritrovi contagiata da certe parole che inizi a usare per scherzo e finisci a usare per davvero, vergognandoti un po’, i milanesi che sembrano sempre appena usciti dal barbiere dal parrucchiere dalla tintoria dalla palestra da una di quelle uova per l’abbronzatura totale, i milanesi che poi, se ci pensi, mica è vero che i milanesi sono così.
Tutti i giorni o quasi esco di casa, vado al Carrefour a prendere qualcosa: le uova, o le banane, o il detersivo per i piatti, una cosa alla volta. Ci vado a piedi, è un modo per sgranchirmi le gambe. Ormai al Carrefour mi conoscono tutti, quando entro mi salutano e poi arrivo alla cassa, se c’è Maria alla cassa ci chiediamo, come stai? E ci lamentiamo un po’ del lavoro, anche se lei non sa bene che lavoro faccio perché non ho mica ancora capito come fare a spiegarlo, e io non so bene che lavoro faccia lei, a parte stare alla cassa, perché non ho mai lavorato in un supermercato, anche se una volta ho fatto un colloquio per lavorare alla Coop. Mi piace questa cosa di scambiare tutti i giorni due parole con Maria, prima di tornare davanti al computer. È una cosa che non mi è mai successa, neanche quando vivevo in posti più piccoli, quei posti dove pensi che si conoscano tutti, e non so se è perché sono cambiata io o se è perché quando vivevo nei posti più piccoli andavo a fare la spesa all’Esselunga.
Tutti i giorni o quasi esco di casa e spesso mi succede di incontrare un vicino o una vicina sul pianerottolo, o davanti all’ascensore, o davanti alla buca delle lettere. Ci salutiamo, ci chiediamo, come stai? E ci allunghiamo la posta, anche se a me non è che arrivi mai niente, a parte gli sconti di Sephora o gli estratti conto dalla banca. È una cosa che non mi è mai successa, neanche quando vivevo in posti più piccoli, quei posti dove pensi che si conoscano tutti, e non so se è perché sono cambiata io o se è perché quando vivevo nei posti più piccoli ero sempre di corsa, come se fossi stata già un po’ milanese.
Oggi ho incontrato lei e non la vedevo da un po’. Stavo per dire, da quando è morto suo marito, ma non è vero – un paio di volte mi è capitato di incrociarla ma era come scappata via. Invece mi ha chiesto come andava il lavoro, perché questa cosa che oggi siamo tutti un po’ precari la preoccupa sempre molto, e anche se a me preoccupa solo a volte, e in linea di massima mi sta bene così, quando ne parliamo annuisco, le dico che sì, è proprio difficile, ce n’è sempre una, perché mi sembrerebbe quasi di vantarmi, altrimenti.
Poi mi ha raccontato di suo nipote, sono due anni che è triste, è depresso, e sua madre non sa più cosa fare. Io le ho detto che sì, in effetti è difficile: è difficile essere tristi, essere depressi, ma anche stare vicino alle persone che sono tristi e depresse. Non si sa mai quale sia la cosa giusta da dire. Lei ha annuito e ha chiamato l’ascensore. A casa ho delle chitarre, dei sassofoni, mi ha detto. Erano suoi, ma mica posso tenermi tutte le sue cose in giro, mi ha detto. Io non lo sapevo neanche, che lui suonasse: avevamo parlato di molte cose, ma mai di musica. Le ho messe in vendita su internet, ma cosa vuoi? Ha aggiunto. Al giorno d’oggi se hai un po’ di soldi ci compri la carne, mica una chitarra. Poi è salita sull’ascensore e io sono andata al Carrefour, ho salutato Maria che mi ha detto, ciao tesoro, e ho comprato i biscotti per la colazione che erano in offerta.

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