Veins full of disappearing ink [*]

Ho sempre avuto una passione per i nomi delle cose. Non so se dipenda dal fatto che, quando ero piccola, non appena ho imparato a leggere, mio padre ha deciso di insegnarmi immediatamente a sfogliare il dizionario. Magari eravamo seduti a tavola a cenare, con il sottofondo del telegiornale di Rai3, e qualcuno diceva una parola strana. Sai cosa vuol dire? Mi chiedeva. La prima volta ho detto di no, e mi ha mandata in sala a prendere il dizionario, quello grande con la copertina di tela rossa. La seconda volta ho provato a rispondere, sì, certo, ma lui mi ha chiesto, allora spiegamelo, e mi ha mandata in sala a prendere il dizionario, quello grande con la copertina di tela rossa. Alla fine ci ho fatto amicizia, col dizionario grande con la copertina di tela rossa, e ho iniziato a leggerlo come fosse un libro un po’ speciale, che non si inizia dalla prima pagina ma si può iniziare anche dal fondo, che una volta era Zuzzurellone e adesso non so.
Sul dizionario con la copertina rossa cercavo le risposte a tutti i miei dubbi: ho imparato cosa fossero i baci ancora prima di darli, ho imparato tutte le parole che non potevo dire e quelle che potevo dire solo di nascosto e quelle che dicevo per darmi delle arie e quelle che adesso non si usano più. Incredibile, no? Dicono che la lingua si evolve e in effetti, se ti metti a osservarla, la vedi cambiare rapidissima.
Dopo il dizionario con la copertina rossa ne ho avuti altri – l’ultimo aveva un cd-rom in allegato per cercare le parole sul computer. Adesso non c’è neanche bisogno del cd-rom, per cercare le parole, anche se a volte sono difficili da trovare lo stesso. Ed è difficile capirsi: perché se io dico, per esempio, lago, intendo sì Grande massa d’acqua, generalmente dolce, che occupa una depressione del suolo e non comunica direttamente col mare, ma ti sto dicendo anche che ti ci vorrei portare, perché mi manca e perché penso che guardando il lago e me il lago e me il lago e me puoi impararmi meglio; se io dico, per esempio, vino, intendo sì Bevanda alcolica ottenuta dal mosto d’uva fatto fermentare, ma ti sto dicendo anche che sarebbe bello berne un bicchiere insieme, e dopo un paio di sorsi mi si tingerebbero le guance di rosso e inizierei a parlare ancora più veloce. Queste cose non sono scritte sul dizionario con la copertina rossa e nemmeno su dizionari.corriere.it, e allora, per non sbagliarci, le scrivo qui. Almeno saprai dove cercare.

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