You owe nothing to the past but wasted time / to serve a sentence that was only / in your mind [*]

C’è una fotografia, nell’album di fotografie che racconta di quando sono nata, di quando ero piccolissima, di quando ero bambina, che mi ritrae seduta in primo piano, pronta a infilarmi un dito nel naso. Sullo sfondo, mia nonna sta allungando la mano verso di me per cercare di impedirmelo. Sul tavolo rotondo del salotto è steso un tappeto beige con le frange su cui spiccano: una confezione di latta di prugne secche; un posacenere verde bottiglia; un mazzo di carte.
A giocare a carte me l’hanno insegnato i miei nonni. Rubamazzetto, scopa, scala quaranta, briscola, qualche solitario: il modo migliore per ingannare il tempo – (come quando) fuori piove.
Non sono mai stata brava a giocare. Sbuffavo ogni volta che veniva il mio turno di mescolare il mazzo, tanto per iniziare. E poi avevo fretta di calare le carte e finivo sempre per incartarmi. Stai attenta, mi dicevano. Conta, mi dicevano. Ma ero la bambina che si infilava le dita nel naso anche di fronte all’obbiettivo della macchina fotografica, incapace di resistere agli impulsi.
Le regole del gioco. L’importante non è vincere, ma partecipare. Aspetta il tuo turno. Sono tante le lezioni che apprendiamo – che dovremmo apprendere – a quell’età. L’infanzia è il tempo delle favole, non solo perché ce le raccontano (e ci crediamo), ma soprattutto perché ogni cosa, a quell’età, ha la sua morale.
Ma io sono la bambina con le dita nel naso. Conosco le regole, ma non voglio aspettare. Non vedo l’ora di vincere, che è il modo migliore per perdere. Che non vuol dire alle poste scavalchi la fila, o che non stia sul lato giusto delle scale mobili quando prendo la metropolitana: più qualcosa del tipo che se mi piaci te lo dico, anche se le regole vorrebbero che stessi zitta, più qualcosa del tipo che se ho voglia di parlarti ti parlo, anche se le regole vorrebbero che non te lo facessi capire. Mi incarto, mi arrabbio, piango, mi dimentico di contare e resto con il jolly in mano.
Più qualcosa del tipo che inizio a raccontarti una piccola storia, divago divago divago e poi ho talmente fretta di finire che salto subito alle conclusioni.
Più qualcosa del tipo, vuoi giocare con me? Il mazzo fallo tu.

[*]

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