I’ve been hiding / What am I hiding from [*]

A volte succede che non stai bene e tutto diventa molto più difficile. Ti viene da pensare alle sabbie mobili, perché la tristezza ti trascina verso il basso e rende pesanti i vestiti che indossi, ti viene da pensare a qualcosa di nero, di denso. A volte ti viene da pensare al fango.
Non è che ti sia mai davvero successo di finire nelle sabbie mobili: le sabbie mobili sono qualcosa che hai letto nei libri, qualcosa che hai visto nei film. E quella cosa nera e densa, forse l’hai vista al telegiornale, chiazze di petrolio che si allargano nel mare, o qualcosa del genere.
Il fango magari lo conosci meglio, soprattutto se non sei cresciuta in città. Non è che ti ci sei mai avvicinata troppo: restavi a guardare la pioggia dalla soglia di casa, per preservare gli stivaletti di gomma colorati e, soprattutto, i pavimenti.
Nei giorni scorsi mi è successo di camminare nel fango. Non è una metafora, mi è successo davvero: forse hanno ragione quelli che dicono che, durante un cammino, succedono le cose che devono succedere, le cose giuste, quelle di cui hai bisogno in quel momento. Io non lo so se sia proprio così o se solo siamo abituati ad attribuire significati a quello che ci capita – significati che assomigliano a quello che stiamo provando in quel momento – e però so benissimo che quando mi sono trovata davanti a quella prima salita, tutta fatta di fango, ho pensato: eh ma che sfortuna, però, che decidi di farti tre giorni lontana da tutto e da tutti e ti ritrovi proprio a dover affrontare fisicamente quello da cui stavi scappando. Ho pensato, va be’, cadrai di sicuro, perché cadere è quello che fai: tu sei una persona che cade, soprattutto in presenza di fango.
Quello che è successo davvero, invece, è che non sono caduta neanche una volta. Ho perso l’equilibrio, sono scivolata, ma sono sempre rimasta in piedi.
Non è che sono diventata una persona che non cade, soprattutto se parliamo di cadute metaforiche. Però in questi tre giorni sono diventata una persona (oppure: ho scoperto di essere una persona) che capisce abbastanza bene dove mettere i piedi e, soprattutto, che sa lasciarsi scivolare come se il fango fosse una cosa che si può cavalcare. Vale per le sabbie mobili, vale per la cosa nera e densa, vale anche per il fango: non serve lottare, agitarsi, perché anzi, si rischia di fare peggio. Serve calarsi il cappello in testa per non farsi cadere la pioggia negli occhi e allargare un po’ le braccia – fidarsi delle proprie gambe e andare. Tanto si arriva tutti.

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3 pensieri riguardo “I’ve been hiding / What am I hiding from [*]

  1. Era tanto che non l’ascoltavo. Bistrattato da tutti, va bene, però io su quell’album ci ero andata in loop. Forse oggi no, però allora sì.
    Eat to get slimmer.

      1. Ah, beh, sì. Volergli bene non è in discussione. Anche se lo so che non è il massimo. Come a un amico non particolarmente simpatico però sincero e fedele. Una cosa così. Del 1993 non ricordo cose, in verità. Solo la sensazione della musica che ascoltavo.

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