Landslide [*]

Prima di partire bisogna preparare lo zaino: camminerai per tre giorni di fila, devi tenerti leggera. È passato così tanto tempo dall’ultima volta: sono cambiati i materiali di magliette e pantaloni, le calze sono fatte apposta per evitare le vesciche.
In fondo allo zaino metti tutto quello che non ti serve a portata di mano: il pigiama, lo spazzolino e il dentifricio, l’asciugamano per la doccia. In cima allo zaino metti tutto quello che ti serve a portata di mano: la mantella impermeabile e il quaderno su cui vuoi raccontare il tuo viaggio.
Hai sempre paura di dimenticarti qualcosa, quando prepari lo zaino, così come quando prepari la valigia. Scrivi degli elenchi, passi in rassegna calze e mutande piegate sul letto, quando ti chiudi la porta alle spalle continui ad avere la sensazione di esserti lasciata dietro qualcosa di fondamentale.
Lo zaino dev’essere leggero per non gravarti sulle gambe e sulla schiena. Non ci pensi, ma quando cammini stai già spostando tutto il tuo peso, passo dopo passo dopo passo. Nel prepararlo, cerchi di ricordartene, di eliminare il superfluo. Soppesi gli oggetti per capire cosa ti sarà indispensabile, confronti le misure, ti chiedi perché la tua vita non somiglia di più a questa cosa che stai facendo, perché finisci sempre per riempirti la scrivania o il comodino di oggetti anziché imparare a rinunciare.
Provi lo zaino, sai che se anche adesso sembra leggero ci saranno momenti in cui ti chiederai perché non l’hai svuotato ulteriormente: ti chiederai, soprattutto, perché non hai lasciato a casa quell’altro bagaglio che non si vede ma ti incurva le spalle – di pensieri, di ossessioni, di ricordi. Quando cammini stai in silenzio: dici di volerti concentrare su quello che stai facendo, sulla spinta che la terra dà ai tuoi piedi, sui muscoli contratti, sul vento che ti accarezza la nuca sudata e sul sole che disegna le ombre che calpesti. Ma finisci per andarti a cercare le parole che non hai detto e quelle che non avresti voluto dire.
Lungo alcuni cammini ci sono degli spazi in cui i pellegrini possono lasciare quello che gli pesa sulle spalle; scarpe, libri, indumenti che a chi verrà dopo di loro potranno servire. Io cercherò di abbandonare lungo la strada tutte le fotografie che non ho scattato, tutte le occasioni che non ho colto, tutti i messaggi che non ho inviato e quelli che ho inviato pentendomene dopo un giorno, o anche meno. Non serviranno a nessuno; non sarò più leggera; ma farò spazio per nuove immagini, nuove parole.

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