But never have I been a blue calm sea / I have always been a storm [*]

Ho tagliato i capelli tante volte.
Quando ero piccola era mia madre che mi costringeva all’inizio di ogni estate, senza mai dare loro il tempo di sfiorarmi la schiena. Dieci anni dopo era qualcosa che mi muoveva le dita infilate nelle forbici, mentre il dottore fingeva di capire peggio di quanto io fingessi di guarire.
Anche adesso ho i capelli corti: solo una ciocca mi disegna il contorno della guancia, per il resto sono nuda.
Ho tagliato i capelli perché mi facevano perdere tempo, e il tempo non è mai abbastanza; perché si asciugassero più in fretta di queste lacrime che non piango, per sentirmi la testa più leggera, almeno fuori.
Vorrei che mi coprissero il collo, per non sentire il fiato freddo del tempo, il fiato caldo delle ossessioni, il fiato umido delle attese.
Vorrei che mi coprissero la schiena, per avere una scusa per piegarmi.

Ho tagliato i capelli e ho lasciato che prendessero il colore del lago e delle montagne intorno, per portarmele in testa, oltre che nel cuore. Ci ho messo quello del fiore in cima alla collina, che sboccia solo d’inverno e non ha bisogno di sole, il colore delle parole che mi sfuggono e di quelle che non faccio in tempo a frenare.
Ho tagliato i capelli per nascondermi, per evitare di arricciarli intorno al dito abbassando lo sguardo quando devo fingere di essere grande, per distogliere l’attenzione dalla testa dalle braccia dalle gambe dal modo che ho di dirmi a tratti incerti, di matita, da bambina. Li ho tagliati per riempirmi il cuscino, per mostrarmi pentita, per cospargermi il capo di cenere dopo l’ennesima sigaretta fumata per uscire, per restare un po’ da sola, la bocca piena di ansia e di cose da dire o non dire.

Li ho tagliati per dire che non ho bisogno di occhi di mani di parole di canzoni, per dire che mi basto, per l’estate che non c’è e che se arriva non odora di lozioni, del calore della sabbia, del rumore della stuoia, dell’anguria, della bici, delle ore dilatate, di quell’ansia e quella voglia, dell’estate che finisce, sveglia, Chiara, si va a scuola.

[*]

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