Che lavoro fai? L’ideologa del gender

Io non lo so bene cosa voglia dire, famiglia tradizionale. Quella in cui sono cresciuta probabilmente lo è: mamma (chissà perché viene sempre da metterla per prima), papà, sorella, un cane prima e due gatte poi.
A un certo punto mi sono sposata, un po’ fuori tempo massimo, mi viene da dire, anche se di sicuro c’è chi si sposa più tardi (e c’è chi non si sposa mai, magari perché non può, ma di questo forse parleremo un’altra volta). Non so se però la mia – quella composta da lui, da me e dal gatto – sia una famiglia tradizionale. Ci manca quel figlio virgola trentanove, ma adesso inizia a dirsi child-free anziché childless e allora forse va bene così.

Il sabato mattina io e mia sorella dovevamo spolverare tutte le mensole e i mobili, spostando la statuetta della damina che suona il violino e il porta-caramelle di cristallo, mi raccomando; poi mio padre passava l’aspirapolvere e lavava i pavimenti, così almeno il sabato la mamma si riposa, anche se c’è la spesa da fare e allora forse si riposerà la domenica.
Se prendevamo un brutto voto, ci sgridava il papà. Se ci innamoravamo, andavamo a parlarne con la mamma. Se tornavamo a casa in ritardo, era il papà a venirci a cercare. Se avevamo la febbre, era la mamma ad appoggiarci le labbra alla fronte.

Di lavoro faccio l’ideologa del gender – adesso si dice così, no? Ormai i lavori non hanno più i nomi di una volta, e spiegarli ai genitori è un casino. Social-media manager, project coordinator, account manager e così via. Però ve lo voglio raccontare, cosa fa di lavoro un’ideologa del gender – così magari riesco anche a spiegarlo meglio ai miei genitori tradizionali che poi quando gli amici chiedono, e la Chiara? Non sanno mai bene cosa dire.

Purtroppo non lavoro mai con i bambini delle scuole materne o delle elementari, di solito solo con gli studenti delle scuole superiori e con quelli delle università, ma credo vada bene lo stesso perché, solo a maggio, mi è successo due volte di ricevere una telefonata la sera prima di un incontro a scuola.

– Pronto? Parlo con Chiara?
– Sì, sono io, mi dica.
– Eh, purtroppo per domani non se ne fa più niente – ci dispiace un sacco, eh? Ma magari programmiamo un nuovo incontro a settembre, con calma, e invitiamo anche qualcuno che faccia il contraddittorio.

A fare l’ideologa del gender ho cominciato seriamente un paio d’anni fa, avevo già trentaquattro anni. Quando la mia tradizionalissima mamma aveva la mia età, all’ufficio di collocamento (una volta i centri per l’impiego si chiamavano così) le dissero che era troppo vecchia per rimettersi a lavorare. Le mamme tradizionali magari lavoravano da giovanissime, poi facevano un figlio o due e smettevano di lavorare anche se poi lavoravano lo stesso, perché io tante lavatrici quante ne faceva lei non le ho mai fatte, per dire.

Non è che ci sia una giornata tipo, a fare l’ideologa del gender, e neanche gli studenti sono tutti uguali. Ci sono quelli che quando arrivi sono felici, ci sono quelli che dicono, eh, ma che palle, ma le sappiamo già queste cose e poi non siamo mica omofobi, e poi ci sono quelli che iniziano a urlare “gay di merda” dal fondo dell’aula e tu devi far finta di niente perché non sta bene, insultare chi ha vent’anni meno di te.

Ecco, se c’è una cosa che devi per forza imparare, se vuoi fare l’ideologa del gender, è che devi avere la pazienza di un santo. Perché gli adolescenti sono adolescenti e, per definizione, vogliono farti incazzare.

Me la ricordo proprio, quella sensazione, quella di voler far incazzare gli adulti. Un misto di orgoglio, paura, superbia – l’attesa della reazione che non fa in tempo a iniziare e ti sei già un po’ pentita se sei una ragazza come me, cresciuta in una famiglia tradizionale a pane e sensi di colpa, ma erano altri tempi e anche le famiglie tradizionali erano diverse, mi sa, ma è solo una supposizione: in fondo io insegno che la famiglia tradizionale non è che esiste, glielo dico proprio: la famiglia tradizionale non esiste, e mi faccio raccontare in che famiglie vivono loro e sono tutte così diverse che lo capiscono subito, che ho ragione.

Poi mi faccio raccontare altre cose. Tipo, chiedo loro se hanno dei segreti che se ci pensano, e pensano alla faccia che farebbero i loro genitori se li scoprissero, si sentono torcere le budella. Loro fanno sì con la testa. Ecco, gli dico, adesso sapete cosa prova un ragazzo gay, una ragazza lesbica, quando deve fare coming out. Oppure gli chiedo di quando si sono innamorati, se sentivano quella cosa che avresti voglia di correre in cima a un palazzo altissimo, prendere un megafono e urlare il loro amore. Alcuni sorridono, altri arrossiscono, altri ancora si imbarazzano un po’ e piegano la testa e si nascondono nel cappuccio della felpa. Ecco, gli dico, e allora perché se sei gay questa cosa non la puoi fare? Perché in fondo il coming out è anche questo, gridare il proprio amore da un megafono.

Il mio primo fidanzato si chiamava Michele e ci siamo scambiati solo un bacio a stampo. Però quando mi accompagnava a casa dopo le riunioni degli scout e mi teneva per mano – e avevamo le mani sudate anche se era inverno – avrei voluto che il tempo non si fermasse mai.

Faccio l’ideologa del gender e, se dovessi riassumere in poche parole in cosa consiste il mio lavoro, direi: parlare coi vostri figli e con le vostre figlie, ascoltarli. Ascoltarli, soprattutto, perché il mondo sta cambiando così in fretta che neanche noi ideologi del gender riusciamo a restare al passo. Quando arrivo in una scuola la reazioni sono sempre diverse, ma quando me ne vado si assomigliano un sacco: mi dicono grazie e spesso mi chiedono dei consigli, che non hanno niente a che fare con l’essere gay o lesbiche o bisessuali ma hanno tutto a che fare con l’avere quindici, sedici, vent’anni e ritrovarsi ad avere dentro delle cose enormi che non sanno a chi dire. Perché voi, cari genitori tradizionali, mi sa che i vostri figli li ascoltate poco.

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33 thoughts on “Che lavoro fai? L’ideologa del gender

  1. Ti seguo da anni, da ancor prima di approdare nel perfetto e pacato mondo di WordPress, e niente ti adoro. La prima volta lessi “Dieci cose che odio di te” e da allora non ho più smesso di fare un salto sul tuo blog, ad interavalli regolari. Questo ultimo articolo non fa che confermare la mia scelta di seguirti. Volevo scrivere un commento più completo, magari esporre la mia opinione ma non mi viene e fa niente. Grazie comunque per quello che scrivi.

    1. Ma che cosa bellissima, grazie! Questa cosa che sto facendo, nonostante tutte le difficoltà e le frustrazioni, è una cosa che, per me, è davvero importante. Mi ha cambiato la vita. E sono felice che anche i lettori di lunga data stiano dalla parte di chi vorrebbe un mondo un po’ più colorato :) Grazie, ma proprio tantissimo!

  2. Ciao, sono arrivata sul tuo blog per caso grazie a una pagina fb che ha condiviso questo articolo. Volevo dirti che sono contenta che sia nata questa figura nelle scuole. Io sto finendo l’università e in tutti i miei anni di studi a scuola non ho mai visto nessuno venire da noi a parlare di certi temi. Unica volta in assoluto in terza media, un’ora di educazione sessuale molto generica. Ed è un peccato, servirebbe davvero tanto. Spero che ora le cose stiano cambiando in meglio. Fatevi sentire, voi che ve ne occupate in prima persona, perché c’è davvero tanta ignoranza in merito. :)

    1. Grazie Giulia – proprio per questo ho deciso di raccontare la mia esperienza. Trovo terribile che ci sia chi giochi sulle paure dei genitori per alimentare un clima d’odio che non fa bene a nessuno. Secondo me le cose stanno cambiando sì, ed è una sensazione bellissima!

  3. Una mia amica insegna alle superiori
    Mi raccontava – incredula – che una sua studentessa le ha chiesto qualcosa del tipo “ma é vero che se faccio sesso con piú di un ragazzo e prendo la pillola, la pillola mi copre solo il primo rapporto in quel giorno?”. Cioé, la ragazza non solo aveva rapporti senza presevativo con piú ragazzi, ma si prendeva una pillola prima di ciascuno. E il resto della classe aveva lo stesso livello di informazione
    Ora, questa amica invece di svenire ha fatto in tutta la classe cio che fa inorridire gli adepti del Family Day
    Ha spiegato come funziona il corpo, cosa vuol dire non solo contraccezione ma anche sessualitá responsabile.
    Incrociando le dita nella speranza di non essere arrivata tardi
    Io ho gli strumenti e le conoscenze per spiegare queste cose alle mie figlie. Ma chi non ce li ha?
    Concordo con Giulia qui sopra, ma meno male che la scuola si muove dal silenzio ipocrita

    1. Terribile, terribile. E meno male davvero, sono tantissimi gli insegnanti che si danno da fare per cambiare le cose o che hanno l’umiltà di ammettere di non avere gli strumenti per farlo e invitano le associazioni nelle scuole. E spesso fanno domande anche loro, che a me sembra una cosa davvero bellissima :) Grazie per il commento, Alessandra, un abbraccio a te e alle tue figlie!

  4. Però io ti chiedo una precisazione: se fai l’ideologa del gender, perché parli ai tuoi ragazzi di esperienze L, G e B ma lasci fuori quelle relative alla T che sarebbero, dal mio punto di vista, quelle più in linea con il concetto di ‘gender’?
    In altre parole: dagli esempi che hai fatto, il tuo lavoro mi sembra più legato all’ideologia della sessualità. In che modo parli loro di identità di genere? Sono curiosa!

    1. Ciao Fio – in realtà parlo anche di identità di genere (qui ho scritto solo una piccolissima parte di quello che faccio, non sai quante cose vorrei essere riuscita a infilarci!) – ed è forse la cosa più difficile perché si tende a fare una grande confusione. Di solito utilizzo la Genderbread Person come punto di partenza, e cerco di capire insieme ai ragazzi quali sono le cose che sanno già ma soprattutto quelle che pensano di sapere – stereotipi, pregiudizi, ma anche semplicemente idee campate in aria (che soprattutto sull’identità di genere sono tante, come potrai ben immaginare) :)
      Poi utilizzo i materiali che abbiamo raccolto grazie al progetto Le cose cambiano (conosci?), per far ascoltare loro le storie di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender – quando ne ho la possibilità mi porto dietro testimonial che abbiano voglia di raccontare la loro storia e rispondere alle domande dei ragazzi.
      Credo – e spero che questo sia passato, nonostante le semplificazioni – che la cosa più importante sia riuscire a fare in modo che sviluppino la capacità di mettersi nei panni degli altri: sono convinta che sia il modo migliore – insieme all’informazione – per combattere l’omo-bi-transfobia.

  5. Te sei brava eh, è stato così bello leggerti, tutto in una volta, di corsa. E ripensare a quando era ragazzina anch’io. Perché te lo sai bene di aver detto tutte cose molto belle e molto bene. Ma si vede eh. Si vede, si legge che te di figli non ne hai, che di lavatrici non ne fai abbastanza. Abbastanza per sentire, quel che brucia dentro quando sei tu a essere la prima ad essere menzionata. Quando sei tu la prima in prima fila, perché lì, in mezzo al mondo, ci sta il tuo di figlio. E allora le tue teorie non son mica più tanto buone sai. Non ne hai più tante di certezze, quando tocca a te. Non giudicarli questi genitori e trattali con dignità, anche con gentilezza se puoi, senza tutta questa retorica. Perché è possibile che molti fra loro non facciano abbastanza e sbaglino pure parecchio, ma abbiano tentato di spiegare ai loro figli questa e molte altre teorie e dottrine o ideologie. O forse solo il (dovuto) rispetto per il proprio prossimo, come lo chiama la mia mamma. È un lavoro che occupa anni e fatiche e rinunce individuali che capisci davvero solo quando tocca a te (e sai che ne vale sempre la pena)

    1. Ma non lo metto in dubbio, sai? Però quando un genitore manifesta contro (perché diciamo le cose come stanno: chi era in piazza sabato al Family Day questo stava facendo) i diritti e l’esistenza delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, sta potenzialmente manifestando contro il proprio figlio. Che magari ha due anni o dieci o quindici e ancora non sa chi è, e pensa però quando lo capisce e sa che i genitori lo odierebbero. Perché non si diventa omosessuali o transessuali perché io ne ho parlato a scuola: si nasce così, quasi sempre da un papà e da una mamma che fa troppe lavatrici.
      Io non ce l’ho coi genitori, neanche con quelli che ascoltano poco: ce l’ho con quei genitori che anziché pensare a costruire un mondo migliore per i propri figli, glielo riempiono d’odio.

      1. Ma mica ci sono solo quelli che manifestano “contro” sai, e nemmeno solo quelli che riempiono d’odio.
        La maggior parte delle famiglie pugna ogni giorno e ogni ora e ogni minuto per costruire qualcosa, perché è solo questo che gli importa, costruire qualcosa di buono, di “bello” per il proprio figlio.
        E questa è la normalità, facciamocene una ragione. La normalità è quella dei genitori che falliscono tutti i giorni, facendo troppe lavatrici o facendone troppo poche, che vengono perennemente presi di mira, criticati e bastonati per le loro scelte, come se fosse facile scegliere per qualcun’altro, soprattutto quando questo qualcun’altro è le tue viscere, la tua speranza e la tua ragione di vita.
        Devi considerare questo aspetto. Non puoi parlare ai ragazzi, arrabbiata con le loro famiglie, perché loro hanno il bisogno disperato, fisico direi, di amare il padre e la madre.
        Vedi qualche genitore, una classe di ragazzi per un paio d’ore, non li conosci nemmeno.
        Non sparare a raffica sulle loro famiglie, partendo dal pregiudizio che i loro genitori siano omofobi irrecuperabili, che niente hanno in mente se non iniettare odio nelle vite dei giovani.
        Prova a partire dal punto di vista opposto, e cioè da quello che tu sei lì non per prendertela coi genitori, ma per aiutarli a raccontare ai ragazzi la complessità di queste vite e che la maggior parte di loro sono solo brave persone che vogliono il bene dei loro ragazzi.
        E queste famiglie “costruttive” sono la regola, non l’eccezione. Il punto sta che spesso non hanno gli strumenti per costruire, anche culturali, per tante ragioni. Ed a questo punto interviene la scuola.
        Ai miei tempi, a scuola la Preside organizzò un ciclo di giornate dedicate all’infibulazione. Mia mamma non sapeva nemmeno di cosa si trattasse. Quando glielo raccontai, andò dritta a scuola a ringraziare per il contributo, perché lei, a spiegarmi questa cosa, non sarebbe stata capace. Cattiva madre?! Non scherziamo, per carità. Brava la scuola, questo deve essere detto.
        Hanno dei limiti, i genitori. Non fustigarli tutti per questo.
        E qualcuno può anche pensarla diversamente da te sai. E’ vero, ci mancherebbe, sai quanti ne incontro che “gli fanno schifo” i baci fra omosessuali, per non dire di peggio. Te la dico grossa…bisogna insegnare ai ragazzi anche ad accettare questo aspetto della sessualità, perché incontreranno sempre qualcuno che la penserà così. Pensa un po’, è parecchio difficile parlare di sessualità ai giovani.
        Viva la scuola che coraggiosamente aiuta questi genitori, anche a raccontare ai ragazzi tematiche così delicate e prepotenti, così complicate ed intime. Sono un aiuto inestimabile.
        Perché di questo si tratta, le iniziative come quella che tu racconti, di un aiuto alle famiglie. Insultarle non aiuta nessuno, di sicuro non i ragazzi.

        1. Maurizio, a me non sembra proprio di avere insultato le famiglie – se è sembrato che lo facessi me ne scuso. Mi rendo benissimo conto del fatto che sia un mestiere difficilissimo, quello di genitore (e il fatto di ricordare la mia famiglia e le cose che hanno fatto per me, mentre scrivevo, lavatrici comprese, era il mio modo di riconoscerlo). È vero che scrivendo avevo in mente un numero ristretto di famiglie – quelle che hanno manifestato al Family Day, appunto, e ho già spiegato altrove nei commenti perché la ritengo una cosa gravissima, nei confronti dei propri figli – ma avevo in mente soprattutto i ragazzi che ho incontrato in questi anni – centinaia. Non ce l’ho con le madri che ringraziano la scuola come ha fatto la tua, ce l’ho con le madri che impediscono a certe informazioni di entrare in classe – passando il messaggio che è sbagliato parlarne.
          E davvero, io non parlo quasi mai di sessualità – racconto storie o le faccio raccontare, più che altro. Non che ci sarebbe niente di male a parlarne, ma non è quello il mio scopo.
          Credo di essere sempre disponibile non solo con i ragazzi, ma anche e soprattutto con gli insegnanti e con i genitori – che non sempre approfittano della mia disponibilità ma va bene così, delegare è una forma di fiducia. E se sono disponibile (e se faccio questo lavoro) è perché ho io stessa un’enorme fiducia nelle persone – che siano genitori o figli.

  6. Chiara, ti faccio questa domanda qui sperando che possa interessare anche quelli che ti leggono – me la sono fatta spesso parlando con genitori dei problemi che hai toccato nel tuo post. Non trovi molto preoccupante che tanti genitori, anzi tanti adulti in generale, pretendano per la propria automobile che non funziona un bravo meccanico, per il proprio impianto che perde un ottimo idraulico, per i propri guai con leggi e regolamenti un onesto e competente esperto, ma per ciò che riguarda la crescita dei propri figli e figlie in un mondo completamente diverso da quello che hanno conosciuto ritengano tranquillamente e anzi un po’ seccati che basti «il (dovuto) rispetto per il proprio prossimo, come lo chiama la mia mamma», come leggo qui sopra?

      1. Ma ritieni davvero di essere migliore della maggior parte dei genitori che incontri?
        Hai davvero la presunzione di credere di saperne di più e meglio?
        No perché, sai, quando in una situazione tanto importante e bella e difficile come la paternità e la maternità ci si è dentro, svaniscono molte delle certezze e dei dogmi, forse un po’ superbi, che si avevano in gioventù o nella tarda gioventù

        1. Non credo di essere migliore di nessuno, e mi dispiace di avere dato questa impressione. Non metto in dubbio (di nuovo) che sia difficilissimo fare il genitore, però questa cosa della mancanza di rispetto la si nota, entrando a scuola (dalle mancanze di rispetto nei confronti degli insegnanti, a quelle nei confronti dei compagni). Non sto dicendo che sia colpa loro – credo sia colpa di tutti: e così come tu starai facendo del tuo meglio, lo sto facendo anch’io – anche per combattere questa mancanza di rispetto.

    1. Non ho detto che basti il rispetto per il proprio prossimo, questo no.
      Provi a rileggere con maggiore attenzione il contenuto delle mie parole.
      Mi chiedo, anzi, cosa La autorizzi ad essere così supponente rispetto alle mie priorità di vita.
      Tuttavia, se permette, ritengo l’insegnamento del rispetto del proprio prossimo, esattamente come lo chiama la mia mamma, un punto di partenza, come dire, non indifferente.
      So bene che non per tutti questa parola così lieve ed umile sia in cima alla lista delle cose da fare, ma tant’è.

  7. L’errore è in partenza, quello di aggiungere l’aggettivo tradizionale. La famiglia non ha aggettivi, o è famiglia (unione di uomo e donna con relativi figli) o è qualcos’altro, convivenza, unione civile, con riconoscimento e diritti, ma non famiglia. Un altro punto fermo è l’esistenza di due generi: non vedo cosa ci sia da questionare, mi sembra proprio l’ABC della biologia. Poi uno del proprio sesso può fare quello che vuole, per carità, nulla da dire, ma inventarsi un’altra decina di generi è davvero, più che immorale, ridicolo. Dei Gay Pride poi preferisco non parlare: parlano da sé.

  8. No, mi scusi…ma dove sta scritto che gli adolescenti debbano per forza raccontare la loro vita ai genitori? Io ho chiarissimi i ricordi di quell’epoca, e non avrei mai e poi mai voluto parlare di certe cose con mamma e papà! Mi piaceva tenere il mio mondo ben separato dal loro, condividere i miei “segreti” solo con le amiche…ed era proprio questa la magia. Raccontare il primo rapporto sessuale alla mamma (omo o etero che sia, non c’é differenza), mi sembra assolutamente ridicolo. Facciamola finita con queste psicologie trite e ritrite…

    1. Io non ho avuto problemi a parlarne con mia madre, che mi ha anche portato dal ginecologo, ma è vero che per molti adolescenti non esiste nemmeno come ipotesi il parlarne con i genitori, spesso dovuto proprio al fatto che i genitori non vogliono parlare di queste cose e quindi non ci si sente a proprio agio. È proprio per questo che è necessario avere a scuola delle lezioni di educazione sessuale, in modo da poter chiarire i propri dubbi con una persona competente e non attraverso storie “mitiche” della mia amica che dice che/ ho letto su internet/nei porno fanno così. In questo modo c’è solo una grande ignoranza anche su cose abbastanza ormai chiare come la contraccezione. Inoltre sempre a causa di atteggiamenti improbabili dei genitori, che per esempio vedono l’andare dal ginecologo come una cosa da fare quando (nella loro mente) la figlia avrà avuto rapporti (quindi loro pensano spesso sui 18 anni o più), portando i figli a pensare che sia inutile andarci o addirittura sinonimo di vergogna a chiedere di poterci andare (Oddio i miei scopriranno che l’ho fatto), cosa sbagliatissima, visto che dal ginecologo ci si va anche per motivi più seri. Ho sentito tante storie di mie amiche o conoscenti che si vergognavano ad andare dal ginecologo sia per non doverne parlare ai genitori, sia perché in ansia del fatto di essere viste “li sotto”, pensando sostanzialmente che serva andarci giusto in caso di gravidanza, senza pensare alle mille infezioni che una può prendere o altre cose. Questo perché in Italia è ancora tutto un tabù. Ho conosciuto persone che sul serio ci sono andate solo alla veneranda età di 26 anni e solo perché rimaste incinta (nonostante vari familiari con tumori a seno e utero), se almeno a scuola si facesse un minimo di informazione si eviterebbero queste situazioni anche dannose per la salute.

    2. Federica, io dov’è che avrei parlato di rapporti sessuali? Perché mi capita pochissimo di parlarne – io parlo di segreti, di amore, di stare bene con se stessi, di rispetto. L’orientamento sessuale è anche – di chi mi innamoro? Per chi provo attrazione? Non solo – con chi faccio sesso-come-quanto!

  9. Ho una domanda: ma quindi la storia che vanno raccontando che lavorate in asili e scuole materne ed elementari è una bugia?
    Dicono che con la nuova legge che entrerà in vigore a breve negli asili e scuole materne si faranno queste lezioni con gli ideologi gender.
    Dicono che alcuni bambini si sono lamentati perché erano obbligati a vestirsi da donna. È vero?
    Dicono che alcuni bambini sono andati a casa piangendo perché la maestra li obbligava a baciarsi maschi con maschi e femmine con femmine. È vero?
    Dicono che fin da piccoli verranno istruiti a masturbarsi e toccarsi. È vero?
    Se queste cose sono vere penso che vadano al di là del rispetto. Tu cosa ne pensi?
    Gianni

    1. Ciao Gianni, io ogni volta che leggo cosa si sono inventati quelli lì, quelli che erano sul palco sabato o chi per loro, mi dico che loro sì che sanno cosa vuol dire essere genitori, o almeno: sanno benissimo quali sono le cose che fanno più paura ai genitori, perché ce le hanno messe dentro tutte, nelle loro bugie.
      Ne penso che queste voci che stanno mettendo in giro dicono molto di chi se le è inventate.
      Penso che vogliono che abbiamo paura, e che la paura è il modo migliore per controllare le persone.

  10. L’ha ribloggato su quella antipaticae ha commentato:
    La verità è che ad un certo punto arriva quel momento, quell’attimo in cui ti accorgi che i tuoi bimbi stanno diventando gli uomini di domani, non sei preparato, nessuno ti ha avvisato, semplicemente un giorno, per caso, ti scopri a farti domande che prima nemmeno ti passavano per la testa, e allora ti chiedi se stai facendo bene il tuo lavoro, quello più duro, quello più bello, quello per cui non esiste scuola che lo possa insegnare.

  11. Quindi mi confermi che sono tutte fandonie?
    Non c’è la possibilità che da qualche parte in Italia questo stia accadendo sul serio?
    Dicono che in alcuni paesi la legge è già in vigore e stanno succedendo vari casini!
    Mi confermi che questo non succederà in Italia con la legge sull ideologia gender? O è solo una tua opinione?
    Perché andrebbe (mi permetto di dire ovviamente) ad intaccare la purezza e l’innocenza dei bambini.
    Gianni

    1. Te lo confermo, non è una mia opinione e non è una cosa che sta succedendo in altri paesi – ti assicuro che chi fa il mio lavoro non lo fa *contro* i bambini (o gli adolescenti), ma lo fa perché tutti abbiano la stessa possibilità di essere felici.

  12. Ciao, visto che Gianni ha introdotto l argomento, vorrei capire anche io quello che sta’ succedendo.
    Ho una bambina di 4 anni e all asilo, tra genitori, amici non si parla d’altro di questa ‘minaccia’ per l’educazione dei nostri bambini. ..sono stata ad un convegno….sulle righe di quello di Roma …e pare non ci sia un’altra verità. ….
    Se ,come dici tu, non è vero niente…..chi e per quale motivo fare un terrorismo del genere..?
    E perché non esistono su internet notizie di smentita?

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