Totem e tabù

Dicono che la RAI si sia rifiutata di mandare in onda uno spot promosso dal dipartimento per le Pari Opportunità per insegnare ai suoi fruitori il significato di un’ulteriore parola, che qui giocherà un ruolo importantissimo, e che si chiama rispetto.
Dicono che la decisione di non mandarla in onda sia nata dalla presenza di due parole che, sembrerebbe, alla RAI non vanno bene.

A me questo potere delle parole e sulle parole spaventa un po’: è un potere magico, e non dico magico pensando a Harry Potter che rompe anni di silenzio pronunciando finalmente il nome di Voldemort, dico magico perché mi viene in mente una cosa da psicologi che però ve la spiego da persona, così siamo sicuri tutti di capirci. Non è che le parole proibite se le sono inventate a Hogwarths, d’altra parte. Sono sicura che ne avete anche voi.

Quando ero piccola non potevo pronunciare ad alta voce almeno due set di parole: quelle che avevano a che fare con la malattia e con la morte, come se ad averle sulla lingua si facessero partire rapidi processi degenerativi che mi avrebbero potuto, nel giro di pochi giorni, portare alla tomba; e quelle relative all’anatomia maschile e femminile umana, come se fosse l’ultimo passo prima di ritrovarsi improvvisamente adulti e infelici e con la certezza di avere tradito i miei genitori che sognavano per me un lungo e brillante futuro da bambina.

Io sto cercando di immaginarmi di quale potere magico i tipi della RAI abbiano caricato le due parole che non vogliono pronunciare: gay, lesbica. MI ritorna in mente una crudele cantilena dell’asilo che faceva, più o meno, così: chi lo dice sa di esserlo… è questo il problema? Se lo spot venisse trasmesso il signore e la signora RAI si troverebbero a rimettere in discussione il proprio orientamento sessuale?

Oppure ancora, torniamo indietro nel tempo, a quando Dio (che di nomi impronunziabili ne sa più di me, te e la RAI messi insieme) stava creando il mondo. Il mondo è stato creato un po’ dalle mani di Dio, un po’ dal suo fiato e un po’ dalla sua fantasia, ma ancora di più dalla sua capacità di attribuire i nomi alle cose. L’uomo, se non si fosse chiamato uomo, sarebbe ancora una paletta di fango, e non ci sarebbero state costole per procedere alla creazione della donna. La mia seconda ipotesi quindi è che, in un delirio di onnipotenza, il signore e la signora RAI credono che tutte le persone piazzate di fronte al televisore a guardare un quiz di Carlo Conti (o uno show di Carlo Conti, o una televendita di Carlo Conti, o tutte quelle cose che fa Carlo Conti su RAI1 quando non c’è il Papa di mezzo), sentendo pronunciare “gay” e “lesbica” si sentissero così come ci si sente quando si ode il nostro vero nome per la prima volta. Tempo dieci minuti e le poltrone sarebbero vuote, i locali pieni, ogni giorno sarebbe un Gay Pride e Carlo Conti perderebbe il lavoro (e forse anche il Papa).

C’è un altro pericolo ancora, che mi sovviene – più subdolo. E se, tra una scossa e una ghigliottina, la famiglia italiana seduta intorno al tavolo apparecchiato sentisse le due parole proibite, e si accorgesse dell’esistenza di parole proibite, di tutto quello che nascondono… se la famiglia italiana cominciasse a pensare? Poi mi sono svegliata.

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9 pensieri riguardo “Totem e tabù

  1. Proprio perchè sono completamente convinto del potere delle parole, quando parli in quei termini di un dio che ha creato il mondo finisci per instillare nella mente delle persone l’idea che ci sia un dio che ha creato il mondo, magari proprio in quei termini, mentre sappiamo tutti che non è vero.
    E poi, temo che ormai quelle parole le famiglie italiane le conoscano già. Magari toh, vent’anni fa. Ma non oggi. Certo per la Rai è un patetico chiudere la stalla in ritardo ma il problema è che alla famiglia che cammina per strada e viene fissata da una mucca fuggiasca (che quello fanno le mucche, continuano a fissarti), in fondo non gliene fotte un cazzo e ritiene più divertente continuare a comportarsi come ha sempre fatto.
    Quindi è colpa loro, non della Rai, e quindi andrebbero inchiodati alle loro responsabilità. Ecco, ci vorrebbe un dio che li inchiodasse, in un modo o nell’altro. Forse è proprio per quello che il dio cristiano ha avuto tanto successo, perchè l’hanno inventato come uno che inchioda i cattivi. Ma non c’è. Quindi conviene strangolare la propria coscienza e accumulare buoni motivi per essere inchiodati, tanto..

  2. Conoscerle le conoscono certo, così come le conoscono il signore e la signora RAI e persino Carlo Conti e il Papa. Il problema non è conoscerle, il problema è imparare a usarle per quello che sono. E non lo fanno le famiglie e non lo fa la RAI e immaginiamoci quegli altri. Non guardo abbastanza TV da poter affermare con certezza che in RAI sono già passate e passeranno quelle stesse parole, magari usate come insulto, come se quella fosse la loro funzione, no? Forse in un film o in un telefilm diventano accettabili, tipo. Sono americani, in fondo, non è che siamo diventati dei mangiaciambelle. Forse è solo nel momento in cui si riappropriano di tutto il loro significato che diventano pericolose. O magiche. Non lo so. (Dici che neanche il passaggio Harry Potter-Dio mi ha salvata da fraintendimenti?)

  3. Carlo Conti finirebbe per presentare il Gay Pride, o almeno la sua versione televisiva; e in quanto al Papa, molti nemici, molto onore.

    Però, ecco. Il signore e la signora RAI, Carlo Conti, il Papa, Harry Potter. La famiglia italiana che comincia a pensare. Sono arrivato qui da un tumblr, non dico quale ma ce l’avrai tra gli altri riferimenti nella dashboard di WordPress. Sembra proprio una di quelle cose scritte su quel tumblr lì, o su altri tumblr simili, che io dovrei smettere di leggere. Cioè, insomma, ecco. Capisco l’idea che siam sicuri tutti di capirci eccetera. Ma puoi fare di meglio. Perciò vedi di farlo. Magari la prossima volta, che questa, ormai, è andata così.

    1. Ci spero sempre, di riuscire a fare qualcosa di meglio. Allora poi mi consolo tipo dicendomi che si vede che era il meglio che potessi fare in quel momento lì, a ritagliare dieci minuti da tutto il resto per non fare scappare ancora le parole. Autoindulgente? No, tranquillo, mai.

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