Bottoni

Adesso che abbiamo un posto per ogni cosa ma non cose per ogni posto penso alle cose e ai posti di quando ero bambina. Il recinto scuro della sala da pranzo, steccato non di assi ma di enciclopedie, cigni di legno e di cristallo, fotografie in cornice. La tana dei giocattoli, nascosti nei cilindri del caffè. I gomitoli, i ferri, la macchina per cucire: i bottoni.
La scatola dei bottoni era antica, erano antichi i bottoni – alcuni – erano mille o forse cento, da affondarci le mani, da cercare tesori – quelli che somigliano a scarabei, quelli che sembrano d’osso, le stelle e le lune per i miei maglioni pastello, quelli soli e quelli accompagnati.
Adesso che abbiamo un posto per ogni cosa non abbiamo scatole e solo qualche bottone orfano infilato nelle tasche dei cappotti, e mi pare che lì dove abbiamo fatto spazio per dei libri ci vorrei quella scatola, quei bottoni, capisci perché?
I bottoni hanno bisogno di fili hanno bisogno di asole, così come io ho bisogno di te per tenermi salda qui, sull’orlo della vita. I bottoni sanno aspettare nella scatola senza sentirsi incompleti, anche quando hanno perso i gemelli, anche quando non hanno mai conosciuto che asole sbagliate – i bottoni stanno nella scatola e, quando la apri, non cercano le dita, vengono trovati, vengono tenuti sul palmo per ammirarne l’autosufficienza, le venature visibili solo sotto la luce del tardo pomeriggio – non li vedi mai sospirare né chiedere di essere cinti da un abbraccio di stoffa. Eppure, quando vengono scelti (sempre che non siano loro a scegliere, a muoversi impercettibilmente nella scatola per mostrarsi o nascondersi, conoscendosi meglio di quanto mai li potremmo conoscere noi), si appoggiano lì dove il dito li posa, non tremano alla vista dell’ago che li ferma senza infilzarli anche quando sono bottoni farfalle, restii si impuntano a non entrare che a fatica nel luogo che li accoglierà sempre e per sempre, o fino alla prossima moda, ma una volta entrati, lì restano, per proteggere le nostre gole dai malanni stagionali.
Adesso che abbiamo un posto per ogni cosa sappiamo dove trovare i piatti, le tazze, le padelle, sappiamo dove trovare il riso e i legumi, sappiamo dove trovare le calze e i vestiti per l’estate che verrà: non abbiamo bottoni se non quei pochi, orfani, infilati nelle tasche dei cappotti, siamo bottoni noi, dopo esserlo stati nelle scatole delle case che ci hanno ospitati, con le braccia intorno al collo a fare un cerchio.

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