Interior design

L’anno scorso ci muovevamo in queste stanze in punta di piedi, senza quasi osare spostare nemmeno una sedia, ci muovevamo in queste stanze come se le vedessimo per la prima volta – ed era vero solo in parte – ci muovevamo come se ce ne fossimo appena innamorati di quell’amore che chiede solo di guardare, non toccare – un amore diverso dal nostro, ma anche queste stanze sono diverse da noi, per quanto ormai ci somiglino al punto che chiunque entri non possa che riconoscerci nei libri che affollano la libreria, nei disegni che affollano la bacheca, nell’ukulele e in quella fotografia che se la togli c’è un buco dietro e sembra che l’abbiano fatto loro, i poliziotti che stanno caricando in bianco e nero – nei pennarelli sul tavolo. Avevano un colore diverso queste stanze, l’anno scorso, anche se non abbiamo imbiancato e ho smesso di fumare, forse era diversa la luce – eravamo diversi noi, ma non così tanto.
L’anno scorso ho subito abbassato gli occhi di fronte a queste stanze, che non vedessero quanto stavano diventando importanti per me – a te non ho mai avuto paura di dirlo, ti ho sempre guardato dritto e ti ho sempre trovato alla fine di ogni mio sguardo. Dietro le palpebre vedevo colori e forme: come sarebbero state bene con un tocco di rosso! Come avrebbe donato loro un legno scuro! Vorrei amarle incondizionatamente, senza pensare alle loro potenzialità nascoste, ma per anni nessuno le ha amate e si sono lasciate andare, si sono dimenticate di essere belle.
Nel frattempo abbiamo girato il tavolo, nel frattempo abbiamo riempito la libreria, nel frattempo ci siamo dotati di lampade, nel frattempo abbiamo imparato a fare il risotto, a lavare i piatti subito dopo mangiato, abbiamo imparato che a stanze così si addice l’odore del pane nel forno o della pasta frolla, nel frattempo sono cresciuta di tre centimetri per tutte le volte che mi sono allungata per baciarti, ho lasciato cadere i miei capelli tagliati nel lavandino, ho imparato a conoscere i vicini dal passo.
L’anno scorso sbagliavamo tutti gli aggettivi possessivi, chiamavamo casa ogni posto in cui ci fosse un letto per dormire, adesso abbiamo imparato a distinguere gli alberghi dalle case, le cose nostre da quelle che non lo sono, ci siamo scambiati promesse che non sembrano promesse perché non c’è niente di solenne nelle chiacchiere delle tre del mattino, ci siamo scambiati magliette e spazzolini da denti, tazze e forbicine per le unghie, abbiamo imparato parole nuove, ne abbiamo usate altre che conoscevamo ma che, dicevamo, non avrebbero mai fatto parte del nostro vocabolario, abbiamo imparato canzoni, ne abbiamo scelta una da nasconderci intorno al dito, un nodo per ricordare sempre chi siamo, anche quando hai la barba lunga, anche quando ho i capelli viola, anche quando hai la cravatta, anche quando ho le scarpe buone.

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One thought on “Interior design

  1. Hai fatto bene a tirare in piedi un servizio pubblico che faccia ricordare alla gente come dovrebbe essere, cioe cosi come lo racconti tu, e che mi riporti il bisogno di piangere, che quasi non ne sono piu capace.

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