“I hope you have a boat ready for a quick escape.” “Why, did you want to borrow one?”

Lo facevi anche tu, da bambino? Fare finta che il letto fosse una zattera, che tutto intorno ci fosse il mare in tempesta, che il leone di pezza fosse un leone vero, ma buono, che la porta della stanza fosse l’orizzonte, forse un’isola, a portata di mano ma irraggiungibile? Forse ne abbiamo già parlato, una di quelle chiacchiere a luce spenta o soffusa, una di quelle chiacchiere notturne in cui non distinguo le mie gambe dalle tue – forse ne abbiamo già parlato camminando, inseguendo le punte gelide dei nostri nasi: forse non l’hai mai fatto o forse ci pensi anche tu, quando chiudiamo la città fuori dalla finestra, e sorridiamo al signore grigio del palazzo di fronte che fuma alla finestra, potrebbe essere un pirata di vedetta, anche adesso sta scostando la tendina per guardare – che bella, la sua casa, abbiamo detto, ma è più bello abitarci di fronte, ci siamo risposti, contare i mattoni al posto delle pecore, contare i piccioni, nascondersi dietro le persiane a ridere di tutto.
Lo facevi anche tu, da bambino? Ma adesso siamo grandi, e invece della zattera abbiamo una nave, ci affacciamo al parapetto per rispondere al citofono che suona, hai notato che non vedo la città ma vedo i mari, vedo i monti, vedo quello che non vedi, costruisco dei fondali colorati per girare il nostro film, lungometraggio, proiettato su ogni muro che ci lascia sulla schiena, sui cappotti grigi o neri quella patina di bianco? Tu sei il mio protagonista, ti improvviso le parole che mi escono di fumo o di fumetto, ti raccolgo, ti incornicio negli specchi – le pozzanghere che, ovali, giro in tondo per cercarci pezzi azzurri di dicembre, case gialle, foglie secche, la tua ombra con la mia – guardo in alto attraversando gli ideogrammi illuminati al neon di hotel che, come fanno? Parleranno un’altra lingua – è incredibile la strada che abbiam fatto, a quanti nodi, quante leghe, piedi, iarde, metri, miglia – facciam finta che la stanza sia un vagone, un’astronave, una carrozza – o la zattera di quando ero bambina, eri bambino, una zattera per spargere le lettere in bottiglia.

Annunci

One thought on ““I hope you have a boat ready for a quick escape.” “Why, did you want to borrow one?”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...