Northern Exposure [*]

C’è un modo di dire che fa più o meno così: essere un orso. In genere si utilizza in questo modo: non essere un orso! Non fare l’orso! Sei sempre il solito orso. L’orso, in questo modo di dire ma forse anche in natura è solitario, brontolone, permaloso, grugnisce al posto di parlare.
Invitare qualcuno a non fare l’orso, a non essere sempre il solito orso, funziona solo raramente. Anche noi persone siamo refrattarie al cambiamento, ma gli orsi, a confronto…
E però sono qui a scriverti una lettera che inizia, più o meno, così.
Siamo orsi,io e te, orsi esposti a Nord.
Non abbiamo un bar preferito perché il bar preferito dagli orsi qui non c’è – e già immagino le espressioni a questa notizia, com’è possibile, le persone di qui, con le loro barbe tutte uguali e i loro cappelli tutti uguali e i loro vestiti tutti uguali e i loro modi di dire tutti uguali, gli stessi che impariamo la notte ascoltandoli parlare alla finestra, e se gli orsi fossero loro noi saremmo così orsi da fare il giro, pur di evitare i loro luoghi di ritrovo. Saranno pure orsi, ma di quelli che, ogni tanto, scappano dallo zoo pensando di tornare a casa, di trovare la vera natura, e poi importunano i passanti per farsi aprire un vasetto di miele, per farsi dare una mano in una di quelle mille cose che non hanno mai imparato, durante la cattività.
Siamo orsi, io e te, orsi esposti a Nord. Ti immagino, con il tuo collo di pelliccia lamentarti del freddo, ti immagino avere bisogno dei miei occhi per vedere al di là degli edifici fermi da mezzo secolo, per insegnarti un certo tipo di rispetto che per gli orsi del Nord fa parte della natura, immagino l’euforia di potere finalmente parlare il nostro linguaggio criptico fatto di citazioni e frasi che ci appartengono solo perché le abbiamo imparate a memoria.
Avremmo una baita in cui piove sempre, impareremmo a fare a meno del riscaldamento, a contare solo su noi stessi e il nostro calore, conosceremmo l’esito delle nostre giornate iniziate ascoltando la radio. Anche qui le facce sono sempre le stesse, ma adesso hai aperto la finestra e l’aria è gelida, siamo forse arrivati? C’è solo un modo per scoprirlo. Se saremo riusciti a portare con noi almeno una storia, insieme ai guanti e alle sciarpe; se siamo riusciti a portarci dietro solo alcuni frammenti di storia utili per i flashback che spiegheranno qualcosa di noi, qualcosa di noi che solo noi conosciamo, per ora.
Quindi tu lo guardavi a quindici anni?
Sì.
Che fortunata.
Già. Forse è stata la prima volta in cui mi sono davvero sentita non-sola.
Fino a oggi. Fino a oggi che siamo tra gli orsi tu e io, esposti a nord, pronti per cominciare.

[*]

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