15e19

Questa è l’ora in cui mi manchi di più, perché è l’ora in cui il palazzo di fronte diventa giallo, che giallo non è vero, se vi facessi vedere una fotografia vedreste un altro colore, è la luce che scende sui mattoni come un tuorlo.
Questa è l’ora in cui mi manchi di più, perché è l’ora in cui i rumori del mercato finiscono e iniziano i rumori dopo, le voci che non devono più vendere, le voci che non vedono l’ora di andarsene – c’è sempre fretta, in quelle voci, ma è una fretta diversa; è l’ora dei lampeggianti e del gatto che salta cercando di catturarli attraverso il vetro, è l’ora di nascondersi dietro il citofono per non farsi trovare, tanto tu hai le chiavi.
Questa è l’ora in cui mi manchi di più perché di solito è l’ora che passiamo a non guardare il palazzo di fronte, a non ascoltare i rumori di fuori – credo sia la stessa ora di quella giornata d’estate in cui piovevano fette di polvere e fumo sulle tue gambe bianche come le mie, piovevano al contrario perché eravamo a testa in giù, più leggeri dell’aria pesante di agosto; credo sia la stessa ora di quando, di sempre, sicuramente l’ora in cui mi accorgo di quanto la vita ci stia viziando, anche se a volte mi sembra il contrario.
Questa è l’ora in cui mi manchi di più ed è un’ora che sembra lunga un giorno, lunga come la tua ombra che si piega sulla mia mentre conto i colori delle foglie sul lungomare prosciugato dal traffico, lambito dall’unica onda verde del semaforo. C’è il viola, c’è il rosso, c’è l’arancione, c’è il giallo, c’è il verde, anche se tu dici che i colori sono più belli dopo il ponte sul Ticino, ma è solo perché dopo il ponte siamo in vacanza, guardali, quando torni a casa, mentre piovono sulle gelaterie deserte.
Torni?
Questa è l’ora in cui mi manchi di più e mi mancheresti così anche se fosse solo un’ora, così come mi manchi così tanto anche se lo ore sono poche, da contarsi sulle dita – chiedo poco, la tua voce in ogni stanza, le tue dita nei capelli che mi tengono sospesa sopra questa ragnatela, sono pronta.
Il vestito è del mio stesso colore, perché tu mi riconosca sempre, le scarpe sono comode, per camminarci appoggiandomi a te senza pesarti addosso, sulle gambe mi si arrampicano fiori, e in testa ci metto le piume, come quegli uccelli che si scelgono una volta e non si lasciano mai.
Ti aspetto.

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