Il solito

Durante la pausa pranzo, tra una lezione e l’altra, vado al bar a mangiare qualcosa. Non c’è niente di nuovo, nel menù – settimana dopo settimana offre le stesse sei focacce, gli stessi tre primi, gli stessi cinque panini.
Mi sembra di ricordare la prima volta che sono stata in gita con la scuola. I viaggi delle gite scolastiche sembrano sempre lunghissimi, poi scopri che sei stato in un posto davanti al quale ti ritrovi a passare tutti i giorni o cose del genere, o ad abitare in una delle città in cui sei stata in gita e ad andare a trovare i tuoi genitori abbastanza spesso, anche, lavoro permettendo.
In gita, come al bar, si mangiano i panini. A volte anche a casa e sembra sempre una piccola trasgressione, un picnic sui fiori della tovaglia che sì, sarebbe ora di metterla a lavare, che ne dici? Ma mentre sbocconcelli il panino e fai attenzione alle briciole mica ci pensi, alle lavatrici, sei in vacanza per cinque minuti, pensi a quegli ovali di stagnola che pescavi nello zainetto che odorava dell’alcool che serve a mantenere le fette morbide e di trucioli di matita.
Quel panino lì, poi. Quello che si mangiava solo in occasione delle gite scolastiche. Un anno ne ho fatte due, di gite, ed ero quasi più emozionata per il panino che per i musei, anche se i musei mi erano piaciuti tantissimo, soprattutto gli animali impagliati.
Cosa credi, diceva, ti piace così tanto perché lo mangi solo una volta all’anno, diceva. Se lo mangiassi tutti i giorni, invece…
E allora quando ancora ci vedevamo un paio di volte alla settimana potevo ancora pensare che poi, a vederti tutti i giorni, a svegliarmi accanto a te, ad addormentarmi con la testa appoggiata alla tua spalla, saresti stato meno buono, mi saresti piaciuto di meno, come quando mangi la stessa cosa per una settimana di fila e all’inizio non vedi l’ora di sederti a tavola, e dopo un paio di giorni fingi inappetenza e la sera dopo ti inventi un impegno per andare a prenderti una pizza fuori con gli amici che non hai.
Durante la pausa pranzo, invece, tra una lezione e l’altra, quando sono al bar a mangiare qualcosa, dopo avere sfogliato il menù che pure conosco a memoria, scelgo sempre la stessa cosa, che poi sarebbe lo stesso panino delle gite con la scuola, che è buono lo stesso anche a mangiarlo, se non proprio tutti i giorni, quasi. Durante la pausa pranzo ti chiamo, perché è l’unico giorno in tutta la settimana in cui, dopo esserci svegliati insieme, ci salutiamo dicendoci: a domani. E non è che il giorno dopo sei più buono, non avendoti avuto quel giorno lì: è quel giorno lì che è meno buono perché non ci sei tu, e allora mi sa che mi prendeva in giro, quando diceva, se lo mangiassi tutti i giorni, invece… potrà valere per la polenta e per le amiche, per le cotolette e per i conoscenti, per il risotto e per tutti gli altri. Ma quel panino e tu, quel panino e tu siete ogni giorno più buoni. E allora questo sabato facciamo un picnic sui fiori della tovaglia, e alle lavatrici ci penseremo poi, e sarà la nostra giornata, e se non mangerò sarà perché preferirò baciarti.

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8 thoughts on “Il solito

  1. É stupendo. E anche con lui, il mio ex lui, lo potrei adattare perfettamente a quello che hai scritto.
    Fa venire voglia dell’amord.

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