Spirited Away

Ho pensato di fare finta che non ci fossi, per immaginare cosa avrei potuto scriverti se non fossi ancora arrivato, se ti stessi ancora aspettando, se oggi non fosse oggi ma un anno fa o dieci, ma mi succede come in quei sogni, quelli che all’inizio sembrano normali e poi, all’improvviso, tutto diventa brutto e sai di stare sognando, ne hai almeno il sospetto, e cerchi di svegliarti o di cambiare scena, e a guardarsi da fuori si tratterà forse di un minuto o poco più e invece sembra tutta la notte, una notte di quelle che non finiscono mai. Ho pensato di fare finta che non ci fossi perché volevo parlarti di quanto mi sei mancato, di quella volta che c’era la notte bianca ed eravamo nello stesso posto ma non ci siamo incrociati, o di quando ero sotto casa tua e tu, però, non ti sei affacciato alla finestra, sei rimasto chiuso in camera tua, e tutte quelle altre volte, secondo me anche tu la sentivi, la mancanza, ma nemmeno tu sapevi cosa fosse. A volte la chiamavano noia, altre la chiamavamo oggi è proprio una di quelle giornate, oppure la sentivamo e basta, come una nuvola di zanzare bloccata tra lo stomaco e la gola, e ci guardavamo intorno in continuazione, in quel modo che faceva sì che gli altri ci chiedessero, ma cosa c’è? Tutto bene? E però mica è facile, cercare senza sapere cosa senza sapere dove, cercare una cosa che non ha ancora un nome, che non ha ancora una faccia, qualcosa che non avrei mai potuto trovare, guardando in basso come faccio sempre quando cammino, qualcosa che non avresti mai potuto trovare, distratto come sei quando sei in giro, che inizi adesso a vedere certe cose perché te le indico io e, dopo un po’, lo sguardo si abitua a seguire il dito anche quando la mano è ancora in tasca e allora sei tu a dirmi, scatta una fotografia.
Ho pensato che non voglio neanche fare finta che tu non ci sia, che se poi mi giro e, per caso, non ti vedo, io non lo so cosa potrei fare. Ho pensato a quella linea che ci siamo trovati sulla pianta del piede, il mio destro, il tuo destro, e che però mica potevamo saperlo, che il segno era quello, anche se magari ce l’hanno tutti e solo non lo sappiamo, ma le cose che non sappiamo – alcune – non sono importanti, non ci servono, mentre scriviamo la storia che ci racconteremo, di come ci siamo incontrati, di come ci siamo innamorati, di come ci siamo ritrovati a dire le stesse cose nello stesso momento, a condividere un letto e un tetto – ho pensato di fare finta che non ci fossi, ma non ci sei stato per così tanto tempo che adesso non posso proprio più fare finta, neanche per scherzo, neanche per scriverti meglio, neanche.

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