Shelley’s Party

L’orso la guarda vitreo, appoggiato sul cuscino. Lei si mangia le unghie smaltate di azzurro, l’orecchio teso ad aspettare il cigolio della porta.
Quando c’era la mamma, il papà, entrando, fischiava.
Tiene la schiena dritta, vuole mostrargli tutti i suoi centimetri anche se da quando la mamma non c’è più lui dice sempre di sì, alla fine. A volte però la fine sembra troppo lontana.
Posso?
No.
L’orso sembra sul punto di fare una capriola, lì dove l’ha lanciato. Lei morde il cuscino cercando di forzare le lacrime. Bastardo, pensa, senza il coraggio di pronunciare la parola che esplode e sibila tra i denti come un peccato.
Va bene, non piangere, però.
L’orso è seduto alla scrivania sulla quale non ha fatto i compiti. L’aria calda del phon diffonde il profumo dello shampoo. Albicocca. Entra in cucina, il padre è ingobbito sulla minestra che si sta raffreddando intorno al cucchiaio.
Vado.
Mi raccomando.
Cosa?
Silenzio.
Sì, cia’ – non finisce neanche il saluto che si dissolve mentre gira le spalle,
Porta Leo.
Cristo, pensa. Non lo dice, affonda i denti nel lucidalabbra. Ciliegia.
Dai.
L’orso è appallottolato nello zaino, nascosto sotto al pigiama che non indosserà.

[continua qui]

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