And I wish you all the love in the world / But most of all, I wish it from myself.

La prossima volta guardami camminare. Forse non salta all’occhio subito, ma non mi fido nemmeno dei miei piedi. Perché, chiedi? È semplice, perché mi tradiscono loro, e mi tradiscono le caviglie. I piedi inciampano, le caviglie cedono, io cado.
Chissà perché, a parlare di fiducia viene sempre da pensare al cadere. Mi viene sempre, eccetera. Mi viene sempre da parlare di fiducia, anche, forse perché è una cosa di cui sono piena, anche se ne sono vuota. Se i pensieri avessero la lingua, in questo momento avrei un ricordo sulla punta, e potrei cercare di sputarlo, e invece resta lì, vago, indeterminato. Ci starebbe bene, a questo punto, un ricordo. Mi piacciono i ricordi, a volte basta raccontarli per spiegarsi un po’ meglio.
Che poi il problema è che non mi so spiegare. O meglio: il problema è volere spiegare tutto, forse, perché ci sono cose che non si possono mica spiegare. Succedono delle cose e però l’importante non sono quelle cose, sono le connessioni tra le cose, e alcune si possono dire, altre sono personalissime.
Ti faccio un esempio per farti capire cosa voglio dirti. Se io penso una parola, se io penso alla parola pioggia, mi viene in mente quell’odore che ti ho raccontato. Tu mi hai detto, si sente anche qui, d’estate, e io non lo so, non ci sono mai stata, qui, d’estate, non ancora. Sono sicura che, però, sarà un odore leggermente diverso da quello che intendevo io, e sono sicura che me ne innamorerò più di quanto io non sia innamorata di quell’altro odore, credimi: ma non sarà lo stesso. Non sarebbe lo stesso neanche se ti portassi là ad annusare quell’odore, perché il mio naso e il tuo naso sono diversi, e i nostri ricordi sono diversi, e lo sai che gli odori li sentiamo più con la memoria che con le narici.
Allo stesso modo, i dolori. Sì, certo, alcuni si sentono nel punto esatto in cui veniamo trafitti; altri, invece, si diffondono, a volte arrivano in punti che mai avremmo pensato essere collegati tra loro. Quando poi non c’è nemmeno un foro d’entrata, localizzarli diventa ancora più difficile e, come la pioggia, risvegliano altri dolori, antichi. Così antichi che magari ti restano sulla punta di una lingua che non c’è.
E guardandomi camminare, credo, ti verrà istintivo allungare una mano, perché ti sembrerò sempre sul punto di cadere. E non cadrò, se avrai allungato la mano. Hai capito dove voglio arrivare? Mi fiderò di nuovo, e basterà quel gesto. Col tempo, continuerò a non fidarmi dei miei piedi, delle mie caviglie – continuerò persino a non fidarmi del mio naso e della mia memoria – ma poco importa: mi fido di noi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...