Vuoi tu essere il mio orologio?

Col tempo, non sono mai andata d’accordo. Non capivo le ore, non distinguevo le lancette, mi sembrava sempre troppo presto e troppo tardi contemporaneamente – e non è che le cose siano cambiate, crescendo, il tempo è sempre una pozza che mi appare profondissima e, ogni volta che ci entro, mi bagna appena i piedi.
Per fare il compito volevo andare in spiaggia e prendere della sabbia, volevo prendere della sabbia perché pensavo che solo la sabbia potesse contarmi il tempo nel modo giusto, così come, la volta precedente, ero sicura che solo delle canne avrebbero potuto far volare il mio aquilone. Mi ero dovuta accontentare di cannucce colorate, e carta troppo pesante per decollare, mi ero dovuta accontentare di farina gialla per la polenta, pensa te, come si fa a contare il tempo con la polenta? Si conta sempre domenica e coniglio, lunedì, martedì, mercoledì nel forno a fette, se avessi saputo di non avere abbastanza tempo sarei cresciuta prima e non sarei rimasta bassa, se avessi saputo quanto tempo mancava ti avrei cercato per dirti, guarda che dobbiamo aspettare ancora un sacco di tempo, prima che le cose inizino ad andare bene, facciamo che non aspettiamo e cominciamo subito? E forse tu avresti pensato che sono matta e saresti scappato, o forse mi avresti ascoltata, mi avresti fatto delle domande, ti avrei risposto, sì, sì, un po’, subito, sì, e adesso conteremmo gli anni e non le ore, e adesso non avrei più paura perché non ce ne sarebbe motivo, non che adesso ci siano dei motivi se non la paura che non ha bisogno di motivi, che bisogno c’è di motivi quando c’è la vita.
Ho usato due boccette di vetro, un disco di cartone che ho forato, della colla, sono sicura di avere già scritto questa storia, o forse sono sicura che la scriverò, non saprei dirlo, tutto il mio tempo è racchiuso in un secondo di presente, come quello che conta la farina gialla che piove nella mia clessidra rotta, e basta, adesso non ho tempo, adesso manca troppo tempo, vuoi tu essere il mio orologio? Sì, lo voglio, è la risposta.

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