Cose che fanno pensare ad altre cose

Non so perché se penso a casa penso subito: lavatrice. In realtà per me casa è: libri, gatto, più tutte le cose che porto con me anche quando non è casa per sentire comunque casa – in realtà, per me, casa spero arrivi presto a significare noi, perché vorrebbe dire che non ho più paura. Forse è per questo che se adesso penso casa penso subito lavatrice. Lo sai cosa succede ai vestiti, in lavatrice. Prima annegano, poi girano velocissimi, e puoi metterti davanti all’oblò a guardare e immaginarli picchiare contro i vetri, gridare: salvami, sapendo che non potranno essere salvati.
Penso che tra poco i nostri vestiti saranno lì dietro insieme, e forse una mia maglia e una tua maglia si intrecceranno le maniche pensando così di riuscire a farcela, i miei pantaloni e i tuoi pantaloni intrecceranno le gambe pensando così di diventare più veloci ancora della lavatrice.
Mi viene in mente che ci vuole un grande coraggio, ad aprire lo sportello e infilare le tue cose e le mie, scegliere il detersivo, scegliere il programma, chiudere lo sportello, costringere le tue cose e le mie a diventare nostre. Anche a noi succederà una cosa del genere, anche se potremo salvarci da soli senza bisogno di picchiare contro i vetri, nel caso in cui non ci voglio neanche pensare, e forse è sciocco credere che ci voglia coraggio. In fondo si comincia subito, che poi è il motivo per cui tu pronunci parole che prima non pronunciavi e che hai assimilato ascoltandole da me, il motivo per cui io assumo espressioni che prima non assumevo e che ho imparato a furia di guardarti, e anche se non ci si somiglia si finisce per somigliarsi. E i miei maglioni non saranno mai uguali ai tuoi perché abbiamo una forma diversa, ma avranno lo stesso odore perché usciranno dalla stessa lavatrice. Capisci?
A me sembra una cosa bella, questa, perché si resta se stessi e però, allo stesso tempo, non si rimane semplicemente se stessi, si diventa qualcosa di più, qualcosa che è se stessi e che è la nostra somma insieme, e allora, forse, l’unico coraggio che ci vuole è nel decidere di farla, la somma, non sapendo bene cosa ne verrà fuori, temendo di finire in qualche modo per perderci – non nel senso di perdere noi, ma nel senso di perdere noi – e siamo stati fortunati perché la nostra somma dà un risultato niente male ma mica lo potevamo sapere, quando abbiamo deciso di farla, potevamo solo immaginare. Un po’ come la differenza tra lo svitare il tappo di una bottiglia di detersivo e annusare e tentare di capire l’odore che darà ai vestiti, non è una cosa matematica. A volte l’odore sembra pungente, e invece poi il profumo sarà delicato, altre volte l’olfatto verrà ingannato da qualcosa che sembra buono e non lo è. E insomma, col detersivo, male che vada, c’è sempre la possibilità di cambiarlo, di tornare al supermercato e sceglierne uno nuovo. Anche con le persone, certo, anche le persone si possono cambiare, ma le persone hanno gli uncini come certi semi, e allora prima di poterle cambiare te le devi strappare di dosso. Non voglio doverti strappare da dove sei, mi piace il modo in cui mi indossi, è la seconda cosa che mi viene in mente quando penso casa dopo lavatrice, è la seconda cosa che mi viene in mente quando penso casa dopo libri e gatto, e però casa è la prima cosa che penso quando penso a te, e allora mi chiudo l’oblò alle spalle, senza paura. Senza paura.

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6 thoughts on “Cose che fanno pensare ad altre cose

  1. Voi non dovreste discriminare il commentatore, Madame! Il tennis tanto amato dal Vostro DFW dovrebbe avervi insegnato l’esser sportiva.
    Mai pensato ad un fotoromanzo delle Vostre novelle? Avete attualizzato le collane Harmony, deliziateci con un amarcord come si deve, coraggio!

    1. oh, vi siete sentiti discriminati, mi dispiace ._.
      d’altra parte è ovvio che io non abbia gli strumenti né per leggere né per capire! siate cortesi, lasciatemi serena nel mio mondo di arcobaleni, supermercati e fotoromanzi nei quali, ahimé, non comparirete mai.

      1. E’ evidente che Voi non abbiate strumenti, Madame
        Però avete devozione, non so quanto l’immenso DFW ne sia onorato, rallegrateVi, non siate prosaica (oltre)
        e Vi prego, sì, salvatemi dal comparire
        buoni arcobaleni, Madame

  2. “…ma le persone hanno gli uncini come certi semi, e allora prima di poterle cambiare te le devi strappare di dosso. Non voglio doverti strappare da dove sei, mi piace il modo in cui mi indossi.” E’ bellissimo questo pezzetto, e tutto il post. Non riesco ad aggiungere altro, così volevo solo fartelo sapere!

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