Midnight Moves

Me ne sono accorta stamattina, erano le sei e trentaquattro, anche se il dubbio mi tormentava già da qualche giorno.
Succede che ti saluto, ci salutiamo per almeno dieci minuti in cui tu mi chiedi baci e io te li fingo con tutta la verità che posso, ti saluto, ci salutiamo, scrivo veloce qualche parola sul mio quaderno verde per ricordarmi chi sono e mi metto a dormire.
Mi sistemo in una posizione che sia comoda, e per me la posizione comoda è una posizione un po’ accartocciata, avvolta nel piumone, con le gambe che quasi sfiorano il petto a cercare di occupare il minor spazio possibile. Nel corso della notte resto apparentemente immobile, mi risveglio nella stessa posizione, senza avere nemmeno sfiorato le lenzuola intorno, senza avere nemmeno intaccato lo spazio che pure potrei occupare.
Mi dicevano tutti: sarà bellissimo, io mi metto sempre in diagonale, oppure; si sta molto più comodi, ci si sente liberi, e invece io mi addormento e mi sveglio così, senza invadere la sagoma fantasma disegnata al mio fianco ad avvolgermi.
Mi piace pensare che abbia la tua forma, che il motivo per cui dormo così bene quando ci sei tu ad abbracciarmi sia tutto questo esercizio che sto facendo per tenerti il posto, che il motivo per cui dormo così bene quando non ci sei – tranne che nel momento in cui chiudo gli occhi e in quello in cui li riapro senza vederti – sia lo stesso: mi sto solo preparando a un momento che arriverà, e anche il mio corpo sa che è solo una fase di passaggio, questa, una fase in cui mantengo la stessa posizione perché non devo assecondare i movimenti di nessuno, in cui resto immobile come se fossi in attesa, e solo quando mi accorgo che non arriverai, non ancora, ancora per un po’, mi lascio andare, cambio fianco, allungo le gambe, resto in dormiveglia a cercare di trovare quella cosa che mi era stata promessa e che non ho mai trovato e mi chiedo se l’ho cercata davvero, se l’ho cercata abbastanza, mi chiedo cosa sarebbe stato di me se l’avessi trovata, cosa sarebbe stato di noi.
Forse sei arrivato appena in tempo, forse se fossi stato in ritardo anche solo di un minuto mi avresti trovate chiuse le porte. Avrei potuto aprirtele, se non ti fossi scoraggiato – se ne avessi avuto il coraggio – ma non ha senso pensare ai se, sono eventualità che non si sono mai avverate o non si sono ancora avverate se non in un altrove dove non sorrido nonostante tutto.
Alle sei e trentaquattro, quando mi sono trovata così come mi ero lasciata, il corpo a seguirti la curva, avrei voluto scriverti, chiamarti, lanciare razzi in cielo per comunicarti la mia posizione, sono qui, ti sto aspettando. Sono rimasta in silenzio, ho cercato di non svegliarti neanche col pensiero, perché continuassi a occupare quella sagoma senza spostarti – perché sentissi dietro il vuoto che sentivo davanti.

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5 thoughts on “Midnight Moves

  1. Ma, come fai a mantenere una tensione così’ alta, tanto forte, anche solo per poche paginette, che però ti (mi) travolgono?

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