Tell me where’s your hiding place / I’m worried I’ll forget your face [*]

C’è questo desiderio che mi viene, incontrollabile. Come potrei definirlo? Se la tua pelle fosse carta, vorrei scriverla e poi accartocciarla per poterla tenere tra le mani intera, senza dovermi affannare a cercare di combaciarti e sentirmi i palmi pieni di te, sempre. Come potrei definirlo? Se la tua pelle fosse stoffa me ne avvolgerei, se la tua pelle fosse pelle vorrei che fosse la mia – e avrei perfezioni che non ho mai avuto e imperfezioni nuove, ma senza più patire il freddo.
Dice che desiderare in origine significasse: fissare attentamente le stelle, che sono lontane, che non possono essere possedute – se in origine avesse avuto a che fare con i sassi o con le foglie me ne sarei già riempita le tasche, mi sarei riempita le tasche di te per sprofondare nel nostro fiume anziché accontentarmi di bagnarmici le mani.
Dico che non so cosa significhi, adesso, desiderare, perché questa cosa che provo anche quando ti ho accanto somiglia non al fissare le stelle, ma al fissarti le spalle, come se fossi sempre sul punto di andartene o di voltarti verso di me – entrambe le cose allo stesso tempo, la nostalgia e il suo contrario – come se in ogni istante ti perdessi e ti ritrovassi –
quel terrore che prende, a volte, al risveglio, prima di riconoscersi e di riconoscere la propria vita fuori dal sogno, che è subito accompagnato dal sollievo –
quell’ansia che mi prende, a volte, prima di voltarmi e riconoscere il tuo viso e trovarlo nuovo, e poi nuovo, e poi nuovo, e sistemarmi i capelli davanti allo specchio intrecciando le dita al ricordo delle tue e scoprire di stare iniziando a somigliarti, come se mi stessi contagiando del tuo sguardo, delle tue espressioni, e vorrei essere io ad ammalarti, e guarirti ammalarti guarirti farti sentire il desiderio di rendermi carta, stoffa, pelle, di tenermi, avvolgermi, indossarmi, ingarbugliarti la lingua donandoti il mio accento, i miei modi di dire, spettinarti le ciglia mentre dormi, così che al tuo risveglio tu possa vederti con i miei occhi, scambiare i miei capelli con i tuoi, il mio naso con il tuo – in fondo sono complementari, si incastrano – per ridere di noi, solo per il gusto di sentirti vibrare la gola e volertela baciare.

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