La cosa

Non capisco se mi parta dall’alto o dal basso. Forse perché mi parte dal centro, o inizia allo stesso tempo a entrambe le estremità fino a racchiudermi in un guscio liquido ma imperforabile. Non so nemmeno come si chiami, e questa è forse la cosa che mi spaventa di più, non sapere come si chiami, non essere capace di darle un nome. Vorrei essere capace di dare un nome a tutto. Dovrei essere capace di dare un nome a tutto. Quando un nome per qualcosa non esiste, me lo invento. Ma non per questa cosa.
La cosa parla. Dire: la cosa parla, è sbagliato, perché la comunicazione tra me e la cosa avviene in modo diverso, attraverso la pelle. La cosa mi fa dimenticare le parole, forse, o le parole giuste. Ha senso, perché quello che la cosa mi dice, quando mi parla, è: sono qui per proteggerti.
Se la cosa avesse gli occhi so anche come mi guarderebbe dicendolo, con uno sguardo di cui sai di non poterti fidare eppure non puoi fare a meno di fidarti, consapevole di stare sbagliando, non solo: si arriva a desiderare l’errore, perché la cosa ti rende liquida come lei, e rende liquida la volontà, la rilassa, la massaggia fino a sciogliere i nodi che mi tengono unita e diritta, fino a quando non ho altra scelta se non quella di abbandonarmi alla cosa.
La cosa mi cola nelle orecchie. Non è proprio come essere sotto il getto della doccia, non è nemmeno come infilare la testa sott’acqua. Cola, la cosa, è graduale, e quello che sento si modifica, si allontana, ed è bello che sentire significhi tante cose diverse, perché la cosa agisce su tutti i tipi di sentire.
La cosa è una porta che si chiude senza portoni che si aprano in conseguenza, è un papa che muore senza che ne venga fatto un altro, è un chiodo che si conficca dove non ci sono altri chiodi. La cosa mi esclude e io sono grata alla cosa.
La cosa è il motivo per cui sembro dimenticare tutto quello che non dimentico, che sembra scivolarmi addosso perché la cosa finge di essere scivolosa, nasconde i suoi pori, i pori attraverso i quali risucchia e trattiene tutto quello che vorrei scordare. Tutto quello che perdono fino a quando, grattandomi, la cosa non si lacera e tutto fuoriesce, e sono nuova e senza pelle fino a quando la cosa non mi ricopre ancora una volta.
Se mi lecchi via la cosa ha tanti sapori, più o meno buoni. Se mi lecchi via la cosa significa che la cosa non funziona, mi ha mentito, non è servita a proteggermi – fosse servita non saresti riuscito ad avvicinarti quel che basta per lasciarmi senza cosa, senza pelle. La cosa mi ama. Lasciami la mia cosa. Sii la mia cosa.

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