Someday our ocean / Will find its shore

La nebbia è punteggiata di luci azzurre che ci indicano mille strade diverse e ci fermiamo a ogni incrocio perché vorremmo prenderle tutte, non perderci niente perché il tempo che mi hai aggiustato corre comunque sempre troppo veloce. Cerchiamo di rallentarlo incastrandolo tra le nostre dita sempre intrecciate, dove resta anche mentre entriamo nell’ennesimo film e ti volto le spalle per non vederti andare via, senza sapere che stai studiando il modo per piegarlo al nostro volere sempre più forte, allo stesso modo in cui pieghi le mie labbra in un sorriso che mi disegna nuova, allo stesso modo in cui pieghi ogni mia resistenza spiazzandomi con uno sguardo che è cambiato, è diventato adulto, con uno sguardo che mi penetra anche mentre, con gli occhi chiusi, ascolto la canzone che ci dice.
Mentre tu pensi a sincronizzare il tempo, io penso alla sincronia dei nostri desideri, per riuscire a camminare alla stessa velocità, per ritrovarci a destinazione, adesso che ci siamo trovati.
Le parole cambiano di peso e consistenza e vorrei chiederti, non è strano? Non è strano il modo in cui influiscono sulla gravità, rendendoci più leggeri anziché pesarci nelle tasche dei cappotti? Ma la tua bocca mi cerca, e ci baciamo mentre il mondo intorno canta per noi, non curandoci dell’invidia degli sconosciuti, sorprendendoci della gentilezza con cui la vita ci ha presi e accompagnati l’uno verso l’altra e di quella degli sconosciuti, come se finalmente avessimo trovato il nostro posto nel mondo che tu studi da un’angolazione, che io studio da un’altra, che a volte diventa troppo grande, quando le distanze da percorrere non hanno la lunghezza esatta delle nostre braccia, che a volte diventa troppo piccolo, incapace di contenerci tutti, di contenere tutta la bellezza delle nostre conversazioni interminabili.
Sappiamo di avere bisogno di tanto, sappiamo che, quel tanto, è racchiuso in una cosa sola, in una sola parola: e anche se non siamo riusciti a prendere in mano la penna abbiamo comunque scritto, tre lettere, verticale mentre tu mi raccontavi la storia in cui avresti voluto essere una cosa che non esiste, come gli animali che fanno il giro intorno al battistero, mentre io ti raccontavo una storia che mi sono dimenticata di terminare perché con te non voglio chiudere niente, nemmeno una parentesi, solo una porta che ci tenga uniti nello stesso luogo, orizzontale, e io traccio la strada che separa i nostri occhi stanchi per unire i puntini che ci mostreranno il futuro che abbiamo sempre voluto non sapendo di volerlo, diagonale.

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