Let us go then, you and I

Ci diciamo per sempre perché ci piace la forma che il sempre disegna sulle nostre labbra, assomiglia a un sorriso, perché ci piace il suono che scivola sussurrante nell’orecchio per poi esplodere. Sempre è sussurro ed esplosione. Ci diciamo per sempre sapendo di starci mentendo perché non esploderemo mai.
Di giorno in giorno in giorno. Per giorno per giorno per giorno. Allo scoccare della mezzanotte fingo di non conoscerti per poterti conoscere di nuovo, fingo di esserti sconosciuta per lasciarmi conoscere di nuovo. Ci concediamo un’altra giornata per cercarci, trovarci, conquistarci – ci cerchiamo, ci troviamo – non possiamo fare a meno di trovarci, non perché sia scritto ma perché ci è necessario – e ci spogliamo di tutto quello che credevamo di sapere, strati su strati di parole superflue, fino a restare quello che siamo: un uomo, una donna, quattro occhi che vedono meglio di due e che sono mobili come le emozioni che ci proiettiamo a vicenda sui volti che si avvicinano come se fossimo sempre sul punto di cadere l’uno dentro l’altra, sapendo che invece non cadremo se non nell’abbandono di quei freni che ci hanno resi estranei a noi stessi, libri chiusi, gole censurate da aspettative mai nostre.
È nella nostra natura, riconoscerci, perché sebbene plasmati diversi siamo fatti della stessa sostanza – ci sono cose di noi fatte per fondersi, altre fatte per incastrarsi – è nella nostra natura esigerci, lottare e fingere di arrenderci per permetterci di lasciarci andare, per poter ricominciare a sfidarci desiderando una qualunque vittoria – la tua o la mia, non importa, l’importante è che uno di noi vinca, e tu sei il mio premio e io sono il tuo. Ti possiedo per permettermi di possederti, mi sottometto per permetterti di sottometterti, e ogni cosa vale al suo contrario perché il contrario di ogni cosa siamo comunque noi.
Non ti temo. Non temo le tue infrazioni al codice stradale, non temo che tu mi infranga perché sei il forno all’interno del quale prendo forma e solidità, salvo poi trasformarmi in vapore sui vetri, in sospiro che scuote, in liquido nel quale immergere le mani per trarne nutrimento, nutrire la mia fantasia.
Non temermi: tienimi, fino allo scoccare della mezzanotte, quando potrai lasciarmi andare sapendo che la strada da percorrere per trovarti sarà sempre più breve, e tu sarai lì ad aspettarmi, con un libro in mano e il naso freddo, e tu sarai lì a sorridermi, mentre io, come sempre, non riuscirò a dissimulare la sorpresa, lo stupore, le cose nascoste per finta, davanti agli occhi di tutti, visibili solo ai tuoi.

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3 thoughts on “Let us go then, you and I

  1. Devo averlo già scritto da qualche altra parte, che lo spirito con cui commento non è quello di gioire di un eventuale mutuo riconoscersi nelle stesse sensazioni, più che altro perché quest’ultimo mutuo riconoscersi finisce per rimanersene lì, appeso al momento, che passa, e lascia rimpianti e malinconie né più né meno di tutti gli altri, e anche perché, aggiungerei ora, per uno di quei momenti in cui ci si riconosce ce ne sono centomila altri dove ci si scruta torvi e straniati, con il distillato rancore destinato a chi ci è parso fratello ma si è rivelato straniero, e sono poi questi che invece rimangono; però, quel titolo.

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