C’è chi sta peggio di noi?

A volte mi succede, faccio una domanda stupida e me ne accorgo solo dopo, di quanto fosse stupida. In questo caso non sto parlando di una domanda stupida come comunemente si intende – forse dovremmo chiarirci sul significato di “domanda stupida” per capirci davvero, o forse non ce n’è bisogno, forse anche tu sai com’è, quando fai una domanda e hai ancora il punto interrogativo che ti punge la lingua e inizi a sentirti arrossire, oppure ti senti le mani sudate, a seconda del modo in cui sperimenti la vergogna, e vorresti che le parole fossero un filo, come un lunghissimo spaghetto da risucchiarti in bocca e ridurre a pezzi macinandolo tra i molari e ingoiarlo anche se amaro, sentirlo disciogliersi nello stomaco.
È successo che ieri ho fatto una domanda stupida, una domanda che suonava più o meno così: c’è chi sta peggio di noi? E si capisce subito che è una domanda stupida, prima di tutto perché so benissimo che ci sono un sacco di persone che stanno peggio di me, che non possono neanche permettersi di fare quella domanda stupida nel modo in cui l’ho fatta io, seduta davanti al computer, accendendo l’ennesima sigaretta. Soprattutto è una domanda stupida perché è inutile, perché anche se per un momento ho pensato un pensiero che suonava tipo, forse non mi sentirei così male, se sapessi che c’è chi sta peggio di noi, in realtà so benissimo che non funziona così, un po’ perché comunque il peggio è soggettivo, e ciascuno ha il suo, un po’ perché, conoscendomi, avrei potuto immaginare che sapere che ci sono delle persone che stanno peggio di noi non mi avrebbe in nessun modo consolata ma anzi, mi avrebbe fatto sentire male al pensiero di quelle persone, del fatto che non posso fare niente per loro, che un male comune è solo un male comune e non c’è gaudio perché non c’è soluzione.
Sapete come succede, spesso, quando si fa una domanda stupida: continua a uscire dalla bocca come un’eco, sempre uguale, e allora ho continuato a chiedere, c’è chi sta peggio di noi? C’è chi sta peggio di noi? E intanto le vedevo, vedevo tutte queste persone che ho conosciuto (e mi viene in mente che forse conosciuto non è la parola giusta, perché conoscersi implica uno scambio e io invece non potevo dare niente, a queste persone – o meglio: potevo dare loro qualcosa, ma era un qualcosa di diverso rispetto a quello che mi stavano dando loro, qualcosa che loro non avrebbero potuto ricevere in altro modo, certo, qualcosa che, spero, le ha aiutate e le sta ancora aiutando, spero, ma qualcosa comunque di diverso, qualcosa che crea uno squilibrio, che ha creato uno squilibrio tra loro e me) e pensavo a certe risposte che mi avevano dato a domande non stupide e, per un attimo, mi sono sentita puntare addosso tutte le loro dita, a chiedermi, ma cosa stai facendo? Anzi, ma cosa sta facendo, dottoressa? E ho chiesto scusa, anche se non è servito a niente.

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4 thoughts on “C’è chi sta peggio di noi?

  1. Già, ma se tu stessi davvero peggio di qualsiasi altra persona al mondo quello stare così male avrebbe almeno il senso del primato, o il senso di sapere che la strada più ragionevole da percorrere è quella che ti riporta verso l’alto o il senso della mancanza assoluta di senso di stare così male da essere quella che sta peggio di tutti e delle possibili conseguenze che una consapevolezza di questo tipo può comportare a seconda di quanto è cruda e violenta oppure no; invece, questo stare male ma nella media – nella mediocrità – dello starci come stanno tutti o poco più o poco meno o magari anche tanto più o tanto meno ma mai abbastanza, questo galleggiare nella parte bassa della classifica del benessere mentale o fisico o spirituale o sociale, a frequentare e ricadere sempre negli stessi problemi senza alcuna prospettiva di un miglioramento che porti la propria vita a un altro livello, e in fondo pure senza alcuna prospettiva di un peggioramento drastico o definitivo perché l’istinto di sopravvivenza (se così si può dire) rimane comunque forte, ecco, io trovo che sia terribilmente demotivante.

    1. Non sono capace di rispondere. Devo leggere, rileggere, pensare, pensare, pensare, a questa cosa dell’istinto di sopravvivenza, soprattutto. Magari poi troverò il mio modo per risponderti – lo spero. In fondo sono temi ai quali penso spesso, molto spesso.

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