La buona azione

È venuta dritta da me anche se eravamo in due, come se l’altra persona fosse trasparente. Mi succede quando sono da sola, mi succede quando sono in compagnia, vengono sempre da me. Credo dipenda dal fatto che riescono a vedere le armature, e la mia è fatta solo di parole nel senso: io dico di avere un’armatura, ma non ce l’ho.
È venuta dritta da me e le persone intorno si stavano già irrigidendo come succede spesso in certi luoghi che spaventano più di altri, per via della presenza di cartelli che avvertono del pericolo di scippi, per via della fama, meritata o meno, di essere zone meno tranquille delle altre, o forse a causa sua, del suo abbigliamento inappropriato, del suo modo di camminare a gambe larghe strisciando i piedi e parlando con l’asfalto o non so.
Voleva un gelato. Ci siamo guardate intorno e le ho indicato un bar, ci siamo incamminate insieme, ho detto: torno subito, mentre lei mi chiedeva, ce li avranno i cornetti all’amarena? Penso di sì, non lo so, è da molto tempo che non compro un gelato al bar, ogni tanto mi soffermo a guardare i cartelli per la curiosità di certe nuove forme, di certi nuovi nomi, di certi nuovi colori, o per il ritorno di forme, nomi e colori che mi ricordano l’infanzia, e ho notato la sparizione di certi gusti che credevo immortali, l’aumento dei prezzi di anno in anno.
Ha fatto scivolare lo sportello della cella frigorifera e ha iniziato a frugare nei cartoni mentre la donna dietro il bancone ci guardava preoccupata: ho ricambiato il suo sguardo tranquillizzandola – è un’altra delle cose che so fare, attirare le persone e tranquillizzarle, soprattutto se sono tranquilla io.
Ha preso in mano un cornetto e mi ha chiesto: è all’amarena? No, è al cioccolato, e ho visto subito che non c’erano cornetti all’amarena, una coppetta? No, mi ha detto, se no si squaglia prima che arrivi a casa – me l’ha detto in dialetto ma ho capito lo stesso, ed è una cosa strana, se ci penso adesso, perché quando sento parlare qualcuno nel dialetto di qua non capisco mai niente, e intanto continuava a mostrarmi gelati di ogni tipo e a chiedermi i dettagli, mi ha chiesto, posso prenderne due? Certo, le ho risposto, e ho iniziato a sentirmi male come mi succede tutte le volte che faccio quella che si potrebbe chiamare una buona azione e divento improvvisamente consapevole del fatto che le buone azioni non esistono, che le buone azioni le facciamo, in un modo o nell’altro, per avere qualcosa in cambio, il perdono per un’azione cattiva, un cambiamento nella nostra vita, semplicemente quella sensazione di giustezza che si prova dopo, che ci fa sentire un po’ migliori anche se non lo siamo, anche se abbiamo solo fatto il nostro dovere, in fondo, a pensarci.
Ha dato i due gelati alla signora dietro al bancone che mi ha fatto lo scontrino, l’ho pagata con una banconota scusandomi e ho aspettato il resto, e lei intanto stava prendendo del ghiaccio da infilarsi nella borsa insieme ai gelati e la signora dietro al bancone diceva, no, il ghiaccio no, se vuole il ghiaccio deve pagarlo, e però alla fine deve avere deciso di fare una buona azione anche lei, e chissà se si è sentita come me.
Siamo uscite fuori dal bar, mi ha ringraziata, mi ha salutata, se n’è andata in un modo che mi ha fatto pensare: è scomparsa, che mi ha fatto pensare di essermi inventata tutto, non fosse stato per quella sensazione, la sensazione di avere fatto un’azione, forse buona, forse no.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...