Come in un film di Woody Allen

All’improvviso mi vengono in mente tutte le cose che non riesco a dire e penso al mobile in sala. Il mobile in sala ha un nome, credo, uno di quei nomi da mobili che non conosco (conosco solo: armadio, comodino, cassettiera, libreria, eccetera), ma soprattutto ha un cassetto molto capiente. All’inizio ho pensato, in questo cassetto metterò le sigarette a destra, certi documenti che possono sempre servire a portata di mano a sinistra e poco altro. C’è dentro di tutto, adesso, invece, in quel cassetto, due bomboniere, il telecomando del cancello elettrico che non uso mai, penne, accendini, scontrini – a volte, se deve venire qualcuno a trovarmi e non ho molto tempo per mettere a posto, ci infilo dentro tutto quello che sta sopra il mobile in sala per fare prima, e finisce che poi quelle cose restano lì, pacchetti di caramelle a metà, monete, occhiali da sole.
Ogni volta che lo apro penso che dovrei metterci ordine, svuotarlo e armarmi di pazienza e di un sacco della spazzatura perché sono sicura che ci siano molte cose da buttare, lì dentro – così come sono sicura che ce ne siano tra tutte le cose che non riesco a dire, che ci siano cose che non riesco a dire a ragione, perché non c’è motivo di dirle. Poi vince la pigrizia, fino a quando non ho assolutamente bisogno di una cosa, di qualcosa che non riesco a trovare da nessuna altra parte e allora dev’essere per forza lì, nel cassetto del mobile in sala, che è il posto dove vanno a finire tutte le cose (tutte le cose che il mio gatto non nasconde sotto il letto, sotto il divano, sotto il mobile della camera da letto, almeno), e sono costretta a fare i conti con tutte queste cose, così come, ogni tanto, sono costretta a fare i conti con tutte le cose che non riesco a dire, e a volte sono cose importantissime, quelle che mi servono, tipo: il certificato elettorale, per esempio, che potrebbe equivalere a una cosa da dire che abbia lo stesso peso, una dichiarazione di chi sono e cosa voglio e cosa ho intenzione di fare per ottenerlo; a volte sono cose poco importanti ma utili, tipo gli occhiali da sole quando devo guidare, che potrebbero equivalere a una cosa poco importante che non riesco a dire ma che mi farebbe stare meglio, un buongiorno che mi resta in gola, per esempio.
E allora penso che se fossi più ordinata molte cose sarebbero più semplici, e il cassetto del mobile della sala, be’, quello ci vorrebbe poco, a sistemarlo; mettere in ordine le cose che non riesco a dire, invece, buttare via quelle che non mi servono più per lasciare spazio a pensieri nuovi, è un po’ più complicato e, per iniziare, dovrei forse dire una delle cose che non riesco a dire, e se non riesco a dirla magari posso scriverla, però, no? E allora: mi aiuteresti a mettere un po’ d’ordine tra tutti questi pensieri? Non è difficile, in due, secondo me: lo si può fare passeggiando come in un film di Woody Allen.

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