La bellezza del rimpianto

La lettera, non ricordo come iniziasse. Stavo pensando alla buonanotte, e a quello che succede dopo la buonanotte, e al fatto che stavo sentendo la tua mancanza, e di nuovo a quello che succede dopo la buonanotte. La luce era già spenta e io mi sono messa a scrivermi in testa. Lo fai mai? Scriverti in testa. Io faccio così: parto con una frase breve, me la ripeto fino a quando non la imparo a memoria. Poi ne aggiungo un altro pezzo. Ricomincio da capo, perché non ho voglia di alzarmi, accendere la luce, prendere il computer o il quadernetto verde che ho sul comodino, mi dico che tanto me la sto ricordando così bene che la notte non se la porterà via, come invece è successo.
Una cosa me la ricordo. Pensavo al fatto che sogno tantissimo, e che nei miei sogni sto sempre scappando da qualcosa o qualcuno. Immaginavo un corridoio, e nei corridoi lungo i quali fuggo di solito non ci sono porte o uscite di sicurezza. E invece nella lettera c’era, c’era una porta, e tu uscivi da quella porta e mi tendevi le mani e mi dicevi, vieni con me, e mi portavi in un altro sogno, un sogno bello. Sereno. Un sogno ai piedi di un albero, un sogno in riva al lago. Un sogno con il cielo rosso aranciata, quella piena di coloranti, che neanche mi piace, se non come sfumatura di cielo. Un sogno in cui tenerti la testa appoggiata sulle gambe e un libro da leggerti. Solo che poi cercavo di abbassare il libro per guardarti, per vedere la direzione del tuo sguardo, e però non potevo muovere le braccia.
Mi sarebbe stato bene anche così, sai? Trasformarmi in una statua, ma leggera, sdraiata su di te.
La lettera che non ricordo era molto bella, o forse era bella solo perché non me la ricordo e ha la bellezza del rimpianto. Io non voglio per noi quella bellezza lì. Da te voglio un altro tipo di bellezza, che magari non sarà così bella come quella del rimpianto ma non si spegne.
Stavo per farlo, alzarmi, accendere la luce, accendere il computer, scriverla, e sono sicura che ci sarebbe stato dentro tutto, tutto quello che dovrebbe esserci dentro a una lettera, se l’avessi fatto, e adesso che ci penso quella della bellezza del rimpianto mi sembra una cazzata, perché, mi dico, se ti avessi scritto quella lettera, chissà.
Te la sto scrivendo adesso, anche se è un’altra lettera. Ma adesso che lo sai, stanotte vieni dentro al mio sogno, disegna una porta sul muro del corridoio, saprò dove venire a cercarti. E, quando sarò arrivata, voltati. Voltati e guardami.

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