QWERTY

Quando scrivo, scrivo con entrambe le mani. Non mi riesce di usare tutte le dita, tipo: i mignoli. I mignoli non li uso quasi mai, mi sembra che non abbiano la forza necessaria per picchiare sui tasti, soprattutto il destro, per via di una frattura scomposta di tanti anni fa.
Questa frase l’ho scritta usando solo una mano – in realtà avrei voluto scriverci tutto il post, con una mano sola, per vedere cosa cambia, perché secondo me qualcosa deve per forza cambiare, anche solo perché la velocità è diversa e ci saranno vie nel cervello che si accendono in modi diversi – lo so che non è molto professionale, da parte mia, pensare a neuroni e sinapsi e cose del genere come a certe luci di Natale, o a quei tubi fluorescenti che ogni tanto si vedono appesi ai balconi, ma alla fine la cosa importante è farsi capire, mi dico, che tanto poi qui non lo sa quasi nessuno, che dovrei saperne qualcosa di più, su neuroni e sinapsi e cose del genere – anzi, facciamo che vi dimenticate che ne abbiamo parlato.
Poi la cosa importante era quella dello scrivere con entrambe le mani e del non usare quasi i mignoli. Credo, almeno, perché quale sia la cosa importante non lo so mai, quando inizio a scrivere, la scopro solo alla fine, di solito, e magari neanche, più spesso è un’altra persona a farmela notare. Forse è per via del fatto che sono impegnata a coordinare il movimento di tutte queste dita, e senza neanche guardare la tastiera. Mi ricordo quando mi sono accorta di non avere bisogno di guardarla. Stavo scrivendo e mi sono resa conto di stare guardando lo schermo, vivevo ancora nella casa prima di questa. Mi è sembrato un miracolo, essere riuscita a imparare una cosa senza doverla decidere prima. Non è come quando vai a scuola e, più o meno, sai già cosa imparerai – ci sono cose che si imparano fuori e si imparano per caso, e forse ho chiamato mia madre per dirle, guarda, riesco a scrivere come facevi tu con la Olivetti, e forse è stato lì che ho iniziato a imparare, a imparare questa cosa senza rendermene conto, e si potevano fare pochissimi errori per non consumare la carta e ci voleva molta forza, soprattutto, e mi chiedo se i miei polsi non si siano indeboliti a furia di scrivere qui, chi lo sa. Non solo i polsi, mi dico, scrivere qui è così veloce che anche la memoria si indebolisce – quando scrivevo sui quaderni dovevo mettere in fila i pensieri e ricordarmeli e avevo tutto il tempo di correggermeli nella testa, prima di trasferirli sul foglio, di metterli in discussione, anche, di non avere fretta, anzi – dovevo assecondare le esigenze di certi miei piccoli dolori da mancina corretta, o aspettare i tempi dell’inchiostro.
E allora mi viene da pensare di stare sbagliando tutto, mi viene da pensare che forse, in questo modo, sto disimparando a pensare, che forse, in questa fretta, mi dimentico ogni volta un pezzettino di più e alla fine avrò dimenticato tutte le cose importanti e resteranno solo delle cose che sembrano parole, ma sono vuote.

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