Vitamine

Le vitamine si chiamano come le lettere mica per comodità, ma perché le parole ti entrano dentro così, mangiando. È vero. Fino ai sei mesi ci nutriamo di latte e comunichiamo solo in modo liquido, piangendo e sbavando, è con lo svezzamento che impariamo a emettere i primi suoni, anche se ancora non significano niente, come poco significano quei sapori che sentiamo per la prima volta, che ancora non abbiamo imparato a riconoscere.
Quando ho smesso di mangiare avevo un sacco di parole di riserva accumulate sui fianchi, nella pancia, nelle guance, nel seno, e parlavo e parlavo e avevo frasi intere, intere storie, e i vestiti si svuotavano, e i pantaloni iniziavano a cadere, ma avevo così tante cose da dire, ancora, così tante, tutte quelle di cui mi ero nutrita in certi inverni troppo freddi, parole per tutti i gusti, parole a ogni gusto, ogni storia un buco di cintura, ogni lettera una tacca in meno sulla bilancia, all’inizio per il corpo è facile prendere quei cuscinetti e trasformarli in parole, i cuscinetti sono morbidi e si sciolgono facilmente e facilmente si scioglie la lingua, basta un bicchiere di vino o un divano comodo, poi il corpo inizia a fare fatica, la bocca inizia a produrre poco più di un balbettio – sembra sia solo una questione di volume ma è un inganno che è dovuto alla pelle che diventa trasparente, è questione di carenza, si continua a non mangiare e mentre cadono i capelli come foglie smetti anche di parlare, allargandomi la bocca con le dita vedi il vuoto vedi il modo in cui rifiuta i tentativi di riempirsi, alla fine non rimane che il silenzio che qualcuno, un giorno, speri, riuscirà a deciferare, a tradurre nella lingua degli umani, quella stessa che sembrava appartenerti e che hai perduto, il silenzio che vuol dire solamente che ho bisogno ma che non lo voglio dire, il silenzio che vuol dire che fa freddo quando il cuore batte lento, che se lo prendessi in mano e lo facessi funzionare tornerei del mio colore, tornerebbe l’appetito, tornerebbero le storie, ricomincerei a parlare.

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7 thoughts on “Vitamine

  1. Mi piace sempre leggere questi tuoi racconti “surreali” sulle parole e – di conseguenze – sulla scrittura. Dal tuo stile emerge una passione quasi fisica, cellulare, per la creatività letteraria. Che credo sia l’unico modo accettabile per produrre buoni racconti.

    1. non ci avevo mica pensato, ma è così, in effetti. il mio rapporto con le parole, con la scrittura. non so se sia davvero l’unico modo accettabile per produrre buoni racconti – io non credo, credo lo si possa fare in molti modi diversi, ma forse prima dovremmo accordarci sul significato di “buoni” in rapporto a “racconti”. grazie (anche per la posta, leggo e ti faccio sapere!)

      1. I modi sono tanti e ogni scrittore ha il suo, senza dubbio. Più che altro mi riferivo al senso di bisogno, al rispetto, all’assolutezza che la creatività deve rivestire per chi scrive e crea. Anche lo scrittore più anticonformista e alieno da tendenze da “invasamento” è sempre uno che rispetta e ama tremendamente ciò che fa. (Mi viene qui in mente gli esempi di Henry Miller e Bukowski…).

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