Le ossa

(scritto a quattro mani con lei)

Rispondo alle richieste di amicizia delle ossa. Le ossa sono le mie, non ho bisogno di conoscerne i nomi, le riconosco al tatto come i ciechi.
I ciechi hanno bisogno di toccare le persone, per conoscerle, oppure ascoltano i loro suoni. Ma quando le toccano, ne sentono la consistenza e il tepore: io quando guardo le persone con gli occhi ne vedo lo strato esterno, ma è quando sento le ossa – dentro – che le vedo davvero.
Se le ossa avessero un odore sarebbe come di ghiaccio, mi dico, perché le mie sono fredde. Se le tue ossa avessero un odore sarebbe di sole che entra in diagonale dalle finestre della cucina e io saprei riconoscerlo, perché è odore di casa.
Se le ossa avessero un suono, penso, sarebbe una eco, perché le mie sono allo stesso modo vuote e pesantissime. Se le tue ossa avessero un suono, sarebbe un rintocco che vibra nella carne e la rende viva ed elastica e calda, e io ci starei sempre vicina, per farmi abbracciare e scaldare e sentire che quel suono argentino mi vibra dentro.
Se le ossa avessero un sapore sarebbe uno di quelli da gustare senza posate, un sapore con lo schiocco. Ma ho smesso di sentire i sapori, per questo mangio solo quello che mi viene offerto dalle tue mani – il tuo è l’unico sapore che sento, l’unico di cui ho fame.
Le nostre ossa si sono chiamate. Si sono riconosciute, da lontano e hanno lottato contro i tendini e la carne, hanno squarciato la pelle e i vestiti e si sono riconosciute nel suono, nell’odore, nel tatto, nella vista, nel gusto.
Le nostre ossa si sono chiamate perché anche le ossa hanno una voce, che si sente solo nel silenzio di un certo tipo di solitudine e, disarticolate, non desiderano ricongiungersi alla polvere ma scambiarsi il midollo, donarsi ossigeno. Le ossa sono più generose delle persone di cui reggono il peso, è nel loro carattere aggiustarsi, raddrizzarsi, tendersi, tenere in piedi ciò che sta per cadere.
Le ossa sono più generose delle persone, ma hanno bisogno che le persone le nutrano, e quando sono rotte, che si faccia molta attenzione a non far provare loro dolore. Che le si lasci tutto il tempo di riaggiustarsi. Che le si tratti con cura e pazienza.
Le ossa fanno male quando cambia il tempo, quando passa il tempo, le ossa sono una gabbia per il cuore con lo sportello aperto per lasciarlo volare via, la carne è una gabbia per le ossa, una gabbia di cui solo tu hai le chiavi.

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