Letters Home #5

Oggi non ti chiamerò. Non ti chiamerò nemmeno domani, né nei prossimi giorni, probabilmente, e ti chiedo di rispettare il mio silenzio. Le azioni hanno delle conseguenze e sono pronta a farmi carico di quelle che ne deriveranno – così come sono stata pronta a farmene carico quando ti ho parlato della scelta che ho fatto. Avrei potuto non farlo. Sapevo come avresti reagito, anche se non ho mai smesso di sperare che saresti stata felice per me. Le azioni hanno delle conseguenze. Le hanno per me, le hanno per te. La tua conseguenza sarà questo silenzio. Non è un silenzio volto a punirti: è un silenzio volto a proteggermi, forse anche a proteggerti. Dai danni che mi stai procurando, e che io ti procuro. Succede, no? Vuoi fare del bene a una persona e finisci per farle male. Oppure le fai male direttamente, per il suo bene.
Non avrò la vita che desideravi per me. Vorrei dirti che mi dispiace, ma mentirei, e non vedo perché iniziare adesso, a mentirti. Non mi dispiace, perché vada come vada avrò la vita che desidero io. Prima o poi lo accetterai, ma forse sto di nuovo sperando. O forse quando lo accetterai sarà solo per una coincidenza.
Mi dici che devo mettermi a posto. Nelle tue frasi c’è sempre un devi, devi, devi di troppo. Non c’è niente da mettere a posto, qui. Quello che è rotto è rotto, quello che è ancora intero, be’, posso solo sperare che non si rompa.
Non ti darò nessuna colpa, anche se la tentazione è forte. Sono responsabile di ogni mia scelta, sono responsabile di ogni pasto saltato, sono responsabile di ogni cicatrice.
Ti ho sempre chiesto molto poco, anche se probabilmente penserai che non è vero, che ti ho sempre chiesto moltissimo, troppo. Che tutte le preoccupazioni che ti ho dato, ti sto dando, ti darò, equivalgono a richieste. Ma la verità è che me la sono sempre cavata da sola, almeno da un certo punto in poi. O non da sola, ma certo non grazie a te.
Sono sempre stata attenta a non chiederti niente di più di quanto avresti potuto darmi, per una forma di rispetto, per non rischiare di umiliarti. Negli ultimi anni mi sono sentita spesso in colpa – una privilegiata. Non mi mancava niente, se non quello che sai che mi mancava.
Di lui non mi hai mai chiesto se mi rende felice. Di lui non ho potuto mostrarti i nostri sorrisi accostati e gemelli. Di lui mi hai chiesto di non scriverne come ne scrivo. Di lui non potrai vantarti, e da quando ho scelto lui, neppure di me. Haec ornamenta mea, ha detto una delle poche madri a entrare nella storia. Io non sono un gioiello. Sono una persona, e la mia dignità non sta nelle camicie stirate né nel mio conto in banca. Sta nel sorriso che mi spegni ogni volta che metti le tue priorità davanti alle mie, ogni volta che mi neghi la capacità di intendere se non coincide con la tua. Sta in quella cosa senza nome che spinge gli sconosciuti ad abbracciarmi, a raccontarsi. Sta in tutte le persone che passano qui ogni giorno a gioire e soffrire con me. Di questo dovresti essere orgogliosa. Quando imparerai a esserlo, spero che risponderai al telefono.

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11 thoughts on “Letters Home #5

  1. Bellissime parole, nelle quali mi rispecchio molto, anzi… vorrei rispecchiarmi, vorrei avere la forza di rispecchiarmici… complimenti per lo stile e le parole…

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