All screwed up

Mi sei entrato dentro come se conoscessi la mia strada da sempre e, dentro di me, hai preso la mia forma – o forse, anche quella, l’hai sempre avuta. Ciascuna delle tue mani ha la misura giusta per circondare ciascuno dei miei polsi, insieme hanno quella per incatenarmi il collo, decorarmi la gola con i pollici, stringersi intorno al mio pugno come una conchiglia che ti appendi al petto, dalla quale entrambi sentiamo il mare e la collina, il lago e la montagna, le voci e le città, la musica che fanno i nostri corpi incontrandosi, l’unica di cui riusciamo a tenere il ritmo, l’unica che sappiamo ballare.
Mi sei entrato dentro come se conoscessi la mia strada da sempre e, dentro di me, hai preso la mia forma – ho la tua temperatura, quella adatta per fiorirti, ogni cosa appartenutami ora è tua, ogni cosa appartenutami obbedisce al tuo bisogno, se sei seme la mia bocca è il tuo terreno per sbocciare, se sei impasto come dicono che siamo la mia bocca è il forno elettrico per farti lievitare, darti corpo – darti l’aria che non serve ai miei polmoni, darti corda per legarmi a te per sempre, fino a quando mi vorrai.
Per questo mi manchi, e mi manchi tutto.
Mi manca abboccare all’amo delle tue dita, mi mancano i tuoi denti, mi manca il modo in cui, lenti, ci svegliamo, ma io più veloce e, seduta sulla tazza, accavallo le gambe fumando la mia prima sigaretta aspettando la tua voce che mi chiama, calamita; mi manca averti a portata di bacio, deprivata del sapore del nutrirmi dalla coppa dei tuoi palmi, come fossi in prigionia, catatonica mi emacio, aspetto aspetto la tua lingua come gomma a cancellarmi via le occhiaie, aspetto aspetto la tua lingua di vernice che riporti sui miei zigomi le efelidi e la vita – il tuo sguardo che leggero mi si posa sulla spalle e le raddrizza, il mio succo che hai bevuto, che hai succhiato, che da quando sei lontano sono vizza come l’uva che hai scartato – sento forte la mancanza di ogni cosa che ti ho dato e adesso è tua, sento forte la mancanza delle cose che soltanto ti ho promesso per prometterle a me stessa – senza te non sono altro che un involucro sottile di parole che, da sole, mancan fin dell’energia per lacerarlo, per uscire.

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