Agosto

Ti ho versato nell’orecchio ogni mia parola – tu stavi dormendo e non ho potuto farne a meno, così come non posso trattenermi dal passarti piano le dita sulle guance per trovare la strada più corta tra i tuoi occhi e il tuo sorriso – ti sto ancora imparando, anche se a volte sembra il contrario; anche se a volte sembra che ti sapessi da sempre, anche se a volte mi sembra che non ti saprò mai, mai davvero del tutto, che poi è un modo per dirti, perdonami gli errori, o lascia che me li faccia perdonare.
Ho finito tutte le parole perché le ho versate nel tuo orecchio mentre dormivi – so che lì saranno al sicuro, so che, se dovessi avere ancora voglia di parole, mi basterebbe leccartele dalla testa, succhiartele dal fiato quando le nostre bocche sono vicine e si respirano dentro a vicenda, ma senza sfiorarsi – le nasconderai dove potrò trovarle, nel cassetto del comodino che avremo, in mezzo alle patate o tra i coltelli della cucina – sotto al cuscino, piegate in mezzo alla canottiera viola, nel barattolo del caffè, in una delle molte tasche dei tuoi pantaloni, nella mia borsa nera dove le cose sembrano perdersi, e invece sono sempre al loro posto.
Quando avrò bisogno di una parola te la chiederò, e tu mi allungherai una boccia di vetro nella quale le parole saranno avvolte nella carta rossa, potrò pescarne due alla volta e, se sarò fortunata, vincerne di nuove; quando avrò bisogno di una parola te la chiederò e tu vorrai sapere: a che ti serve? E io, senza parole, dovrò spiegarti che mi serve per te, per dirti ancora una volta, per scriverti eterno.
Quando avrò bisogno di una parola tu lo saprai e, vedendomi seduta a scrivere, mi passerai alle spalle baciandomi i capelli ed è lì che potrò trovarla, che ritroverò le parole che ti ho versato nell’orecchio mentre dormivi – sciogliendomi la spirale stretta nella molletta e le parole mi coleranno tra le spalle seguendo i percorsi tracciati dalle tue unghie, impigliandosi nel cappuccio della felpa, raddrizzando la mia colonna spezzata, aggiustandola, aggiustando le mie frasi zoppe, che ci passeremo di bocca in bocca senza che perdano il gusto perché il gusto sarà il nostro, della mia saliva, della tua saliva, della nostra saliva insieme, e potrà cambiare leggermente per via delle cose che mangeremo, dei dentifrici con i quali ci laveremo i denti, dell’aroma delle gocce che mi faranno dormire – quando tu starai già dormendo porgendo involontariamente l’orecchio al mio ruscello – ma sarà sempre nostro, sarà sempre noi.

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