Ranocchia

Tutti la chiamano Ranocchia: nemmeno io conosco il suo vero nome. Ha i capelli verdi, raccolti in due codine.
Quando è nata, aveva già questo prato di smeraldo a colorarle la testa: dicono che la madre chiuse gli occhi per non vederla, le fece subito un cappellino all’uncinetto per nascondere quello che chiama uno strano scherzo della natura.
Non ha molti amici, Ranocchia: quando entra in classe, i suoi compagni sgomitano e parlano tra loro, attaccano chewing-gum alla sua sedia, disegnano rospi sul suo banco. Ha un solo amico, per la precisione: Muco.
Muco non si chiama Muco per davvero, e vi lascio immaginare il perché del soprannome. Il primo giorno di scuola, la maestra li ha fatti sedere vicini: Muco si è pulito il naso con la manica del grembiule, poi le ha sorriso e le ha regalato una biglia.
Al battesimo, il prete si sentì male nel momento in cui il padrino scoprì la testa di Ranocchia per permettere all’officiante di versare sulla fronte di Ranocchia l’acqua benedetta: dicono che, quando rinvenne, dovettero dissuaderlo dal chiamare un esorcista.
Ranocchia e Muco tornano sempre a casa insieme, dopo la scuola, e parlano tanto: una volta Ranocchia ha detto a Muco che avrebbe voluto vivere in una delle favole che aveva letto nel libro con la copertina blu, quella della principessa con i capelli lunghissimi e biondi. Muco non le ha risposto, ha solo fatto si con la testa pulendosi il naso nella giacca: a lui i capelli verdi piacciono, una volta si è fatto lo shampoo con le tempere e la madre l’ha immerso nell’acqua bollente strigliandolo fino a farlo diventare rosso.
Il nonno portava sempre Ranocchia ai giardinetti, per farla giocare con gli altri bambini: dopo un po’, iniziò a portarla con sé all’osteria, perché le mamme gridavano e i figli piangevano appena Ranocchia si avvicinava. Così Ranocchia aveva tanti nonni, ché a loro non importava il colore della sua chioma: avevano fatto la guerra, loro. Le regalavano biscotti, la facevano sedere sulle ginocchia mentre giocavano a carte e bevevano vino.
A Muco piace passare il pomeriggio con Ranocchia: fanno i compiti insieme, e lei è davvero brava, riesce sempre a risolvere i problemi. Poi giocano, e anche qui, Muco pensa che Ranocchia sia imbattibile: inventa sempre un sacco di giochi fantastici, e non ha paura né di arrampicarsi sugli alberi né delle lucertole.
Per il quinto compleanno di Ranocchia, il nonno decise di regalarle un cane: dopo aver mangiato la pastasciutta al sugo, andarono insieme al canile. C’era un canino nero che se ne stava in un angolo, con la coda tra le gambe e le orecchie basse. Ranocchia gli si avvicinò subito, gli disse: – Ulisse! . Il canino si avvicinò scodinzolando, ed entrò a fare parte della famiglia di Ranocchia.
Ranocchia e Muco stanno sempre insieme, all’intervallo. Gli altri bambini giocano a palla nel cortile, mentre loro se ne stanno sulla panchina a mangiare un panino al prosciutto e a leggere i libri che Ranocchia prende in prestito dalla biblioteca. Ogni tanto gli altri bambini li fanno giocare con loro, tirano la palla di cuoio sulla schiena di Muco e Ranocchia, con un calcio preciso, fa goal: poi però ricominciano a leggere, oppure chiudono il libro e Ranocchia racconta delle favole ancora più belle.
Oggi Ranocchia compie sedici anni. Si è fatta il buco al naso, per festeggiare. Da piccola, aveva deciso che a sedici anni si sarebbe tinta i capelli di biondo, come quella principessa: ma ha cambiato idea, anche perché adesso i capelli verdi vanno di moda, e tutti pensano che sia veramente in gamba. Ha finito la versione di latino, e deve portare Ulisse a fare una passeggiata, prima che cominci a pisciare sui tappeti: è vecchio ormai, Ulisse, ma corre ancora e vuole giocare.
Quando tornano a casa, c’è un panino al prosciutto appoggiato sullo zerbino, insieme a un vecchio libro con la copertina blu: Ranocchia si inginocchia per prenderlo, una ciocca di capelli verdi le cade davanti agli occhi. Toglie il guinzaglio a Ulisse, si siede sui gradini davanti a casa e inizia a leggere mangiando il panino: sorride. Due mani le coprono gli occhi, Ranocchia si gira di scatto e vede un ragazzo che sembra Muco, però meglio.
– Auguri principessa.

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4 thoughts on “Ranocchia

  1. Le tue “fiabe” realistiche mi piacciono sempre molto. Dovresti raccoglierle secondo me. mi sembra di notare che hanno in comune sempre dei personaggi… strambi. dei freaks gentili e curiosi. La descrizione iniziale di Ranocchia e dei suoi capelli la trovo stupenda.

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