Auxologia

Allora poi penso che diventare grandi funzioni più o meno così: si diventa grandi davvero, fisicamente, dico, ce l’hai presente come funziona, secondo me ti immagini la stessa scena che mi immagino io, quando ti dico che a diventare grandi si diventa grandi davvero, di bambine bionde che obbediscono a mangiami e bevimi e sfondano il tetto con la testa, e allora è pericoloso, un po’, diventare grandi, perché succede così velocemente che, per forza, ti ritrovi a prendere a calci o a manate tutte le cose e tutte le persone che ti stanno intorno, che magari fino a un momento prima ti stavano vicine e poi, mentre tu diventavi grande – mentre io diventavo grande – si prendono dei gran colpi e tu – io – dall’alto gridi scusa, scusa, non volevo farti male, ma la voce chissà se ci arriva, così in basso. Uno si potrebbe immaginare che la voce cresca insieme a tutto il resto ma secondo me no, secondo me la voce resta uguale, e proprio non riesce ad arrivare lì sotto, dove dovrebbe arrivare, anche se tu – io – cerchi di gridare e gridare fino a rimanere senza voce. In realtà basterebbe aspettare, avere pazienza, e la voce arriverebbe, scendendo piano e ondeggiando come un ombrellino o qualcosa del genere, ma in certi momenti è difficile pensare che non si può avere tutto, che non si può averlo subito – che poi era quello che succedeva, in un certo senso, quando ancora eri – ero – piccolo, prima di diventare grande, avere le cose quasi sempre tutte e subito. Insomma, non è facile, diventare grandi, anche se è facile come bere un bicchier d’acqua, come si dice, o come addentare un biscotto. Ma è solo l’inizio, quello, del diventare grandi, e il resto non è mica facile allo stesso modo. Si distruggono un sacco di cose, e non tutte si possono ricostruire, poi, un po’ come quando faccio cadere una delle mie tazze e di alcune si stacca il manico e lo si può incollare di nuovo, altre si sbriciolano e non bastano tutta la colla e la pazienza di questo mondo, a rimetterle insieme. È inevitabile, mi dico, perché diventare grandi prima o poi è una cosa che va fatta, e anche se si cerca di non farla comunque succede e non vale pensare, se avessi fatto così, se le cose fossero andate diversamente, o cose del genere, perché il passato è fermo e solo il presente si muove, e lo sai com’è quando si diventa grandi, no? Io mi ricordo quando mi è capitato la prima volta, è stato tanto tempo fa eppure non mi sono ancora abituata e continuo a sbattere contro tutti gli spigoli. Cercare un posto senza spigoli non vale nemmeno, perché non esiste. Adesso forse ti aspetti una frase che trasformi tutta questa lettera un po’ triste in una lettera non dico felice, ma con un po’ di speranza dentro, ma quella la scriverò poi. Adesso va così.

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