Cicatrici

Posizione:
appena sotto l’occhio sullo zigomo destro, secondo alcuni biografi, sullo zigomo sinistro, stando ad alcune fotografie, che forse mi ritraggono al rovescio, come lo specchio.

Cause:
Le parole sono formiche che scavano la pagina e si muovono veloci, si incrociano e si separano e riempiono i margini e poi il centro; cerco di fermarle, punto i polpastrelli qui e qui e qui e qui e mi restano attaccate alle dita. Chiudo il libro. Spengo la luce. Le formiche continuano a corrermi sulla retina, capovolte, se chiudo gli occhi le sento brulicare dietro le palpebre, cristo, mi alzo di scatto e strappo i fogli uno dopo l’altro per non strapparmi i bulbi dalle orbite, lo specchio di fronte al letto mi ruba l’immagine e l’anima, ha una cicatrice sulla guancia, io non ho cicatrici, vedo il futuro – sto ancora gridando quando mia madre mi infila in bocca due dita salate e una pastiglia, le mordo, è il mio turno, le mordo finché il sale non diventa ferro. Mammina, mammina carissima.
Sono stata la più brava e la più bella, ho baciato con le labbra strette e le gambe serrate non perché nessuno le dischiudesse ma per sentire il calore della carne contro la carne, anche la mia, anche la mia. Te lo direi, te lo dirò, ma non ora, non ora: la lingua mi cresce tra le guance che collassano su se stesse, dormono le formiche e dormono le parole, dormi, mi dice mia madre, non posso fare altro che dormire.
La prima volta di lampi blu tra le tempie. Aspetto di restare a casa da sola, lascio un biglietto, vado a fare una passeggiata. Mi scavo un buco nella cantina, mi infilo, richiudo l’entrata – non sento le schegge del legno entrarmi le dita, bevo pastiglie e cado senza ricordo e qualcosa mi strappa la faccia, la crosta di terra e di sangue mi acceca. Non sento le voci chiamare il mio nome, non sento le mani frugare le assi e cercarmi e trovarmi, quando mi sveglio e non vedo penso di essere morta, mia madre dice, sei viva: rinasco.

Conseguenze:
Ho lasciato che una ciocca di capelli mi cadesse sul viso a coprirla come un sipario, l’ho trasformata in uno spettacolo a pagamento. L’ho tramutata in poesia, e lui, dopo avermi pagata, ha fatto lo stesso, trasformandola nel mio nome segreto.

qui l’ebook a cura dei tipi di Barabba Edizioni, una casa editrice che non esiste e che pubblica libri gratis. Pensa te che matti.

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