One draught of Lethe for a world of pain? An easy bargain; yet I keep the thorn, To keep the rose. [*]

Allora, a un certo punto, ci mostra dei dati: una persona su tre, e conta indicandoci, uno, due, tre; una persona su due e conta, uno, due, uno, due.
Il dito si ferma sulla mia testa sempre al momento sbagliato, o forse ha capito che non è il caso di farlo fermare sulla mia testa al momento giusto, forse sente quello che sto pensando – sto pensando in inglese, a furia di sentirlo parlare, così non c’è rischio che non li capisca, i miei pensieri.
Non è che non lo sapessi che ci sono così tante persone che soffrono, più che altro cerco di pensarci poco, se no poi mi succede quello che mi è successo ieri, che ero in treno e mi guardavo intorno e alla ragazza davanti a me è scesa una lacrima e anch’io avevo gli occhi lucidi – li avevo già da prima, ma li nascondevo con gli occhiali – e ho pensato ai modi in cui tutti gli altri si stavano nascondendo, dietro al giornale o fingendo di dormire o parlando a voce alta al telefono o guardando il mare fuori dal finestrino, prima, le colline, poi, e mi sono ritrovata così, con la pelle che mi bruciava per tutto quel dolore – neanche, perché era proprio come se la pelle neanche ce l’avessi e fossimo tutti dentro a una stessa pelle, a una sola pelle. Ho tolto gli occhiali per farle vedere, anch’io, per farle vedere, lo so. Per farle vedere che anche se in quel momento stavo pensando che la vita mi è gentile, in questi giorni, c’è bellezza anche nelle lacrime.
C’è stato un periodo, nella mia vita, durante il quale provavo vergogna. Ce n’è stato un altro durante il quale non ne provavo nessuna. Ho avuto la possibilità di scegliere tante cose, non ho avuto la possibilità di sceglierne tante altre – non lo sapevo mica, di potere scegliere.
Lei si è asciugata gli occhi e io mi sono asciugata gli occhi e ci siamo sorrise, e non abbiamo mica parlato, dopo né durante tutto il resto del viaggio che pure è stato lungo, perché ci sono dei momenti in cui va bene parlare e dei momenti in cui il silenzio è meglio, che poi è una delle cose che ho capito, una delle cose per cui dico, c’è stato un periodo durante il quale provavo vergogna e adesso quel periodo è finito e non tornerà più.
E allora ho scritto: ti voglio bene, alle persone a cui voglio bene, ho scritto: mi manchi, alle persone che mi mancavano, e lo sto facendo anche oggi, e lo farò anche domani – lo farò anche quando avrò finito di scrivere qui sopra, tra qualche minuto – e sono stata felice di avere preso il treno, sono stata felice di essere arrivata in ritardo, di avere viaggiato scomoda, perché, come nella vita, alla fine sono arrivata dove dovevo arrivare. È una cosa che dimentico spesso – è una cosa che, credo, d’ora in poi dimenticherò un po’ di meno.

[*]

Annunci

7 thoughts on “One draught of Lethe for a world of pain? An easy bargain; yet I keep the thorn, To keep the rose. [*]

  1. “c’è stato un periodo durante il quale provavo vergogna e adesso quel periodo è finito e non tornerà più.” sì, la vergogna me la sono finalmente tolta di dosso. non era più tempo per lei.

        1. Grazie a te. Ti aspetto, senza mollare la presa. Togliendomi gli occhiali da sole, per farti vedere che piango anch’io, e che non c’è niente di cui vergognarsi (e, male che vada, gli occhi si nascondono e si asciugano sulle spalle dell’altro).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...