Apprendimento

Ci sono delle cose che concepisco solo nella forma in cui le ho imparate. Quando cambiano cerco di adattarmi, di adattarle nella mia mente a quella forma, ma non sempre funziona, non sempre si può.
Tipo: tutti i bagni, secondo me, dovrebbero essere fatti allo stesso modo del bagno della casa in cui sono cresciuta. Tutti dovrebbero avere uno specchio a quella stessa altezza, una mensola che parte perpendicolare dal lato basso dello specchio con un buco per il porta-spazzolini, lo spazio per la saponetta – tutti i bagni dovrebbero essere dotati di tre tappeti, uno rettangolare, gli altri sagomati, tutti i bagni dovrebbero avere una vasca con un piccolo graffio rotondo coperto di vernice, uno sgabello accanto per appoggiare le cose, eccetera, eccetera.
Il mio bagno non ha mensole, il mio bagno non ha la vasca, il mio bagno ha due tappeti rettangolari, il mio bagno non ha sgabelli: mi adatto, ma penso che non sia un vero bagno, che non abbia le caratteristiche che, un bagno, dovrebbe avere.
Le città, poi. Le città dovrebbero essere tutte in discesa e finire con un lago. Nelle città che finiscono con un lago ci sono tanti posti dove nascondersi senza nascondersi, le città in discesa ti lasciano espiare ogni fuga con la fatica della salita del ritorno.
La mia città ha solo un fiume secco che la divide nel centro, un modellino di lago nel parco, con l’acqua nera e bassa sotto la quale si intravede il movimento di grossi pesci inquinati. In mezzo al modellino di lago c’è un’isola (in ogni lago che si rispetti ce ne dovrebbero essere almeno quattro, di isole, più una piccolissima da attraversare in due passi) che non può essere raggiunta. La mia città è in piano, le salite e le discese si vedono solo da certi punti, aguzzando la vista.
Le persone sono fatte come me o come te. È più difficile da spiegare, perché non è una questione di mensole né di laghi, non è una questione di vasche né di discese. Conoscono la tristezza ma non la esaltano né la rifiutano. Sanno stimare il valore delle parole e, per farlo, le soppesano sulla lingua prima di proferirle. Abbracciano di pochi abbracci sinceri. Rispettano il silenzio e non lo imbrattano. Sono consapevoli della fine delle cose, per questo le accarezzano così spesso. Pagano le conseguenze delle loro azioni, non hanno mai debiti. Tendono alla forma che vorrebbero avere, sbagliano, si scoraggiano, riprovano, non si arrendono. Amano con i verbi e non con gli aggettivi.

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