Cosmoagonia

Intorno a me l’aria si addensa, diventa elastica, respinge i tentativi di contatto; si finge tenera, lascia affondare lo sguardo altrui per poi rimbalzarlo via con violenza.
C’è stato un momento della mia vita in cui la temperatura dei miei pensieri era incredibilmente alta. Iniziarono a espandersi ed espandersi, in cerca di frescura, fino a quando non mi ruppi. Restò solo un nocciolo di me, ad attrarre le mie briciole, il mio pulviscolo. Sono diventata il mio centro di gravità, codice rosso.
Dici che mi vedi il movimento delle labbra, ma non lo sai leggere neanche se rallento, scandisco, neanche se ti mostro la lingua che spinge sui denti.
So che ci sono altri modi. Potrei scriverti un biglietto e mostrartelo. Potrei scrivermi sui palmi delle mani. Ma la parola scritta è morta, senza fiato, non crea – non può respirarti all’orecchio seguendo la spirale che dai tuoi lobi morbidi porta al più intimo dei tuoi orifizi.
Mi muovo a scatti, con violenza, nel tentativo di lacerare la membrana, ma tu non senti la mia spiegazione, ti spaventi, temi che io voglia colpirti.
Mi si deforma il viso nel tentativo di comunicare, le guance rosse e gonfie come un suonatore di tromba, gli occhi che cercano di parlarti la loro lingua di crepe e umidità.
La mia preghiera somiglia alla rabbia.
Il mio amore somiglia all’indifferenza, appiattito dalla mancanza di riflessi e di riflessione.
Se tu fossi più grande di me potresti liberarmi della mia atmosfera, ma allora sarei io a non poterti toccare, a non poterti guardare senza venire respinta.
Se tu fossi più piccolo potresti entrare al modo in cui si fondono certe cellule, e reclusi nella mia membrana finiremmo per odiarci.
Mi basterebbe un buco grande un dito, per scriverti il mio messaggio lungo la schiena, esattamente al centro, usando i dischi intervertebrali come punteggiatura.
Mi basterebbe un buco grande un dito, per infilartelo in bocca e trasmettermi direttamente nella tua gola dove resterei rimpianto, se tu non mi mordessi.
Mi basterebbe un buco grande un dito, per appoggiarmi fingendo di baciarti, soffiare fuori l’aria che mi mantiene rosea e seccarmi come una margherita in mezzo al libro che non ho mai finito di leggere.

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