Ittiologia

Il mio silenzio è l’acqua per i pesci rossi che sono le parole. La bocca, intera, è la boccia di vetro nella quale nuotano, dalla cui fessura saltano, a volte incoscientemente, per andare a morire friggendo sul tuo pavimento. La mia bocca intera è la boccia di vetro nella quale nuotano, nella quale talvolta, la notte, muoiono, nella quale credono alle perle finte dei miei denti, al corallo finto della mia lingua.
I pesci rossi si vincono al luna park colpendo i due bersagli degli occhi, dei miei: a volte si vince facendoli chiudere nella beatitudine del sonno, a volte si vince facendoli aprire di stupore bambino. Si vince spesso, si vince un sacchetto di plastica gonfio d’acqua che pare una tetta finta, un occhio con la sua gelatina e un punto rosso nel mezzo: il pesce parola.
C’è il pesce spada, c’è il pesce martello, io ho i pesci parole, si chiamano rossi anche quando sono pallidi, in altre parti del mondo si chiamerebbero d’oro: qui, d’oro, si chiama un certo silenzio, a conferma del fatto che nacqui nel posto sbagliato o vi venni portata.
Le mie parole sono pesci rossi e non importa quanto ti prendi cura di loro, muoiono spesso, muoiono presto, valgono poco – nemmeno vanno sepolti, le madri ci hanno insegnato che come la terra ritorna alla terra i pesci parole ritornano all’acqua, nel vortice al pino silvestre del water.

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