Enigmistica

Adesso sto parlando con te e mi viene in mente che le persone assomigliano a dei cruciverba. Perché siamo fatti di parole e di incroci, di incastri – perché abbiamo diversi livelli di difficoltà. Perché dopo un po’ che cominci a farli, i cruciverba – o a conoscere le persone – ti accorgi che ci sono delle parole che ritornano sempre, in quelli facili e in quelli difficili – sono le parole che servono a tenere incollate le altre, quelle di cui tutti – le persone facili e quelle difficili – hanno bisogno.
Se hai notato, i cruciverba più difficili sono quelli che hanno le caselle da annerire, mentre quelli più facili hanno già un sacco di caselle nere. Nelle persone questo corrisponde, credo, alla trasparenza. Le persone difficili sono difficili perché si mostrano nude, invece di truccarsi e mascherarsi con quelle greche che limitano la libertà di espressione.
Con i cruciverba, vado a periodi. Compro sempre la settimana enigmistica, la metto da parte per quando arriverà il momento in cui avrò bisogno di mettermi in poltrona, armata di penna, a leggere definizioni, risolvere rebus. Anche con le persone vado a periodi, a volte me ne circondo, a volte mi nascondo.
C’è una difficoltà dovuta anche al tipo di incastri, che è paragonabile, credo, alla difficoltà dovuta al tipo di esperienze, che sono poi i nostri, di incastri – le persone che abbiamo conosciuto, il segno che ci hanno lasciato.
Si può barare, anche, quando si compilano i cruciverba. Magari ti resta quell’angolino in fondo con un paio di caselle vuote, e ti inventi delle parole solo per riempirle, cercando quella che abbia un suono plausibile. Anche con le persone facciamo così, quando dobbiamo riempire i buchi, quando ci sono delle cose di loro che non comprendiamo fino in fondo.
Io a te, tu a me, ci compileremmo anche a occhi chiusi. Quando mi hai chiesto perché, ho compilato: affinità.
Le definizioni, poi, anche quando si tratta di cruciverba semplici, bisogna imparare a interpretarle. La fine dei dipnoi non è la morte né l’acqua dolce delle paludi – è noi. In fondo al tutù non c’è l’orlo ma ci sei tu. Chiude l’abbraccio non è la mano sulla tua schiena, sono io.

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24 thoughts on “Enigmistica

  1. i miei preferiti sono i cruciverba con le caselle da annerire…
    mmm…questa cosa mi fa riflettere…

    bellissimo questo pezzo chiara!

      1. nessun dubbio in proposito! :)
        le cose troppo facili tendono ad annoiare, mentre a noi piacciono le sfide!

        cavolo, mi sa che oggi vado a comprare la setimana enigmistica…
        ;)

          1. e io faccio sempre quel gioco dove bisogna annerire le aree contrassegnate da un puntino e poi esce fuori un disegno (che spesso e volentieri si riesce a intuire ancora prima di aver cominciato…)

            quella cosa di inventarsi le parole non l’ho mai fatta… tendo a incaponirmi finchè non trovo una soluzione!

  2. Bellissimo questo pezzo, ti leggo ogni tanto, ma questo paragone mi ha proprio colpito e funziona perfettamente. Continua a scrivere ^^

  3. che pezzo perfetto!non smettere mai di scrivere,ti prego!
    anch’io riempio gli spazi col puntino e unisco i numerini…ma in me non c’ contraddizione,solo gli schemi già stabiliti hanno un senso per me,e coi rebus proprio non ci salto fuori >_<'

  4. No, io ho notato che non sono quelli senza schema i cruciverba più difficili, bensì quelli che sono pieni di definizioni geografiche o storiche o artistiche che parlano di luoghi o personaggi o opere che non ho mai sentito nominare, perciò anche se riesco a interpolare qualche lettera tra una casella e un’altra di solito non sono comunque in grado di compilare completamente quella riga o colonna; e in cui molte delle altre definizioni si trovano al limite dell’intuizione: il salto che si deve fare per arrivare dalla breve frase riportata dall’autore alla parola da inserire è più lungo, o più tortuoso se invece di essere un salto è un percorso, rispetto ai cruciverba di media difficoltà.

    I cruciverba più facili, invece, sono l’esatto opposto, e non importa quante caselle nere abbiano (non sono più facili, solo potenzialmente più brevi) o quante lettere già stampate siano state inserite (che magari sono in una definizione facilissima, mentre uno avrebbe bisogno di aiuto in un altro punto ben più ostico). Credo, poi, che il grado di difficoltà abbia anche a che fare con lo schema delle caselle: se è libero, oppure deve rispettare un qualche tipo di simmetria; ma non ho idea se sia davvero così, e se lo è in che misura.

    Le persone, non lo so. Ma mi sembra che, a pensarci un po’ più a fondo, equipararle a un cruciverba nasconda l’idea che siano qualcosa da risolvere, e non sono sicuro che l’assunto mi piaccia.

    1. Non so, il mio assunto somiglia più a una cosa del tipo: capirle, le persone, capirne i meccanismi. Poi forse anche risolverle, ma nel senso di scioglierne i nodi, che è come dire: liberarle. Sempre che vogliano essere liberate – a differenza dei cruciverba le persone possono dire di no.

        1. Io? A volte ci riesco da sola, a volte chiedo aiuto – come quando si grida da una stanza all’altra la definizione, tu la sai? A volte, per le parole che sono nella mia zona cieca, ho bisogno che qualcuno me lo dica, che ho dei nodi.

          1. Sì, tu.

            Spesso, però, non basta chiedere a un altro se conosce la definizione che ci serve, ma è necessario anche aiutarlo ad aiutarci: di quante caselle è, se ci sono già delle lettere, e quali, e dove – cose così.

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