Futuro

Quando ero piccola avevo le idee chiare su quello che sarei diventata da grande, come le hanno tutti, da piccoli, che nessuno sogna di fare quello che fanno i genitori – i propri o quelli degli altri – ma tutti si immaginano a fare dei lavori strani, dei lavori che chissà poi se c’è qualcuno che li fa, quei lavori lì. Il mio, no di certo, perché volevo fare il premionobel.
Quando ero piccola avevo le idee chiare su quello che sarei diventata da grande ma non sapevo come arrivarci, soprattutto da quando avevo scoperto che bastava uscire di scena per qualche ora o per qualche giorno per morire. Bastava che nessuno ti vedesse, per morire. Era la stessa cosa.
Se uscivi di casa e nessuno sapeva quando saresti rientrato, poteva essere che saresti morto. Una cosa del genere.
E allora poi, con questa cosa della morte sulla testa, con questa cosa che bastava uscire a comprare La Stampa e il pane per morire, non ero mica tanto tranquilla. Forse bisognava cambiare provincia, per morire, però, e allora potevo fare progetti fino alla scuola media. Bastava che fossi bravissima, per diventare premionobel, dovevo solo prendere sempre ottimo.
Il problema vero è cominciato quando ho iniziato a innamorarmi. C’era una persona in più di cui preoccuparsi, potevo morire per una persona in più.
Da grande sono finita addirittura in un’altra regione. Forse sono morta, per quelli che non mi vedono da anni. Non faccio il premionobel.
Ho capito che i sogni sono come le caramelle, perché sono più buoni mentre li scarti e te ne immagini il sapore, perché quando sei nervoso li sgranocchi uno dopo l’altro senza goderteli, perché anche se cerchi di assaporarteli diventano sempre più sottili e alla fine sono solo un ricordo di saliva dolce sulla lingua. Perché ti danno energia quando ti ritrovi a scalare la parete del futuro, ma dura poco, i sogni sono i carboidrati semplici, i progetti quelli complessi. Ho un’alimentazione squilibrata, non riesco a introdurre abbastanza proteine nella dieta e il mio futuro si indebolisce, diventa ipotrofico, si ammala facilmente.
Scatto tante fotografie del presente che diventano passate non appena le ho scattate, cerco di diventare più veloce per garantirmi l’immagine del futuro, ma le mie dita vanno in senso antiorario.

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12 thoughts on “Futuro

  1. da piccolo avrei voluto fare il domatore di leoncini, perchè il coraggio deve essere sempre proporzionato. e poi il papa, perchè ogni bambino ama avere un pubblico importante. poi ci sono stati gli zuccheri e il fiele a fare spazio a nuovi sogni. ma il tempo passa e si ha fretta, si dorme di meno e portiamo i sogni sotto il sole. che li devi proteggere o tutto si scioglie.

      1. Ci sono alcune cose che mi vengono in mente – non sono né speciali né particolari, cose ordinarie direi – ma mi sembra di non essere capace, o che sia troppo tardi per cominciare. E mi rovinano il niente, che senza di loro mi verrebbe così bene.

  2. Io da piccola volevo fare la scrittrice e in effetti ci sono riuscita, ma forse sono fra quelli che faranno successo dopo morti!! Per quanto riguarda i sogni invece quelli non finiscono mai e, condivido il pensiero, bruciano in fretta. Ma la cosa importante è continuare ad averne perchè grazie ai sogni continuiamo ad andare avanti, sono la nostra meta, il nostro scopo nella vita.

  3. Da piccolo avrei voluto non crederci che sarebbe accaduto. Da piccolo pensavo fosse un momento passeggero. Avrei voluto NON essere da solo. Ci sono riuscito senza volervo…

    Grazie perché scrivi.

    1. Grazie a te, perché leggi, e leggendo mi dai senso.
      (E si legge – e si scrive – per colmare la solitudine. E allora, così come tu mi rendi meno sola, spero di riuscire a fare lo stesso per te)

  4. A parte l’idea di fare lo zoologo e poi il paleontologo.. ben presto il Sogno s’è rivelato ed è rimasto sempre tale (faro lo scrittore). eppure poiché scrivo poco e non ho più molte idee… la cosa diventa empre più difficile da sostenre
    il vero guaio è che non ne ho un altro di sogno per il futuro!
    forse dovrei crescere (che non vuol dire per forza dover scegliere un sogno più “fattibile”, ma solo imparare a concretizzare, qualsiasi sia la volontà da voler realizzare).

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